d. Giampaolo Centofanti – Commento al Vangelo del 6 Marzo 2020 – Mt 5, 20-26

2

Gesù afferma che lo Spirito persuaderà il mondo, tra l’altro, quanto alla giustizia perché Egli, Cristo, va dal Padre e non lo vedremo più. La giustizia che intende è dunque la sua natura di Figlio di Dio, la natura della fede, dell’Amore nel quale e verso il quale Egli ci conduce. Vi è, osserva, una scrittura, una parola, detta dagli antichi, che passa perché quello che vi è di vero in essa deve maturare e vi è una Parola che non passa, quella di Gesù, che ci conduce con amore verso il suo pieno compimento.

Cristo si collega sempre alla lettura profetica della Parola, quella che ne cerca vissutamente il cuore, non le mille possibili formalità, apparenze. “Se dunque siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove si trova Cristo assiso alla destra di Dio; pensate alle cose di lassù, non a quelle della terra. Voi infatti siete morti e la vostra vita è ormai nascosta con Cristo in Dio!

Quando si manifesterà Cristo, la vostra vita, allora anche voi sarete manifestati con lui nella gloria” (Col 3, 1-4). I doni, le pompe magne, la fama terrena, sono non di rado in varia misura un mare di chiacchiere che poco ha a che vedere con la vera maturità, con i veri doni, delle persone e ancor meno ha a che vedere con la profondità del nostro cuore in Dio.

Gesù dice ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: “È venuto a voi Giovanni nella via della giustizia e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, pur avendo visto queste cose, non vi siete nemmeno pentiti per credergli” (Mt 21, 32). La via della giustizia è quella aperta alla profezia. Le superbie, gli interessi, non rimessi, con equilibrio, nella grazia quando essa viene chiudono dentro dorate prigioni.

Impediscono il cammino di assestamento con il nostro avversario che può diventare proprio la giustizia, ossia la nostra natura che vogliamo calpestare. Cercare, per grazia, in un cammino graduale di avere da parte nostra il cuore in pace col nostro fratello ci aiuta a trovare anche noi stessi. Una moglie accoglie sì lo sfogo del marito circa le prepotenze del collega di lavoro ma poi a tempo debito non aiuta, dove sensatamente possibile, il coniuge a vedere in cosa può cambiare, dandogli sempre ragione su tutto.

Un tale atteggiamento rischia di rivelarsi miope perché la mancata apertura del cuore del marito non fa bene neanche a lei.

A cura di don Giampaolo Centofanti su il suo blog