d. Giampaolo Centofanti – Commento al Vangelo del 6 Aprile 2020

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In questo episodio si svela un senso profondo del perché Gesù permesso che il suo amico Lazzaro morisse. Il grande miracolo del suo venire risuscitato da Cristo ha donato ai tre fratelli una grazia potente.

Certe resistenze involontarie sono superate profondamente: Marta serve lietamente senza giudicare i fratelli, chiamati a fare altro. Maria addirittura unge di nardo prezioso Gesù. Possiamo forse domandarci se come ministra dell’unzione degli infermi (come oggi conosciamo i ministri dell’eucaristia).

Lazzaro era morto e ora è vivo, gioioso, pronto a morire per Gesù, in quel banchetto che si manifesta come una bella anticipazione della festa celeste. I tre fratelli li vediamo aver camminato più rapidamente degli apostoli che nell’ultima cena, pochi giorni dopo, si riveleranno ancora variamente resistenti.

Veduta dal monte Carmelo

Gli erti gradoni di queste colline
come quelli di un’anima in cerca
assetata di pace tra gli ulivi
ombreggianti, nella canicola d’estate.
Poi di lassù, tra le fronde, appare
il dipinto della campagna, alfine
abbandonata nel mare. Di lassù tutto
riposa, tutto trova il suo senso,
l’ordine naturale, semplice e bello.
E’ appena un ricordo com’era velato
al brillare tremolante della terra
madida come te, con te, per la salita.

Poesiola tratta da Piccolo magnificat, un canto di tanti canti (poesie che un prete ha sentito cantare, inavvertitamente, dalla vita, dalla sua gente).

A cura di don Giampaolo Centofanti su il suo blog