d. Giampaolo Centofanti – Commento al Vangelo del 31 Marzo 2020 – Gv 8, 21-30

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Anche i discepoli di Gesù avevano chiusure, resistenze, timori, ma tendenzialmente erano disponibili ad accogliere la grazia quando essa si manifestava. Certi farisei facevano tante cose, persino avrebbero in futuro cercato Gesù, ma con il cuore chiuso.

Di fronte a ciò Cristo non può fare altro che dare la vita per il mondo, amare sino alla fine, pronto a cogliere anche il minimo spiraglio per salvare. Dio aveva promesso il Messia, per questo Gesù non va ad annunciare il vangelo a gente meglio disposta.

Per questo, per compiere la volontà del Padre, rivela che testimonierà fino al sangue di essere il Cristo. Ed è consapevole che questo sta per accadere. Molti variamente titubanti vedono vinti i residui timori che potesse trattarsi di un ciarlatano. Tutta la vita di Gesù orienta a credergli. Col suo aiuto possiamo farlo anche in mezzo a tante oscurità, debolezze e veri e propri egoismi.

È necessaria una determinazione totale e duratura al rifiuto per non venire salvati quando la grazia bussa alla nostra porta.

Il muro di cinta (ai grandi Leopardi e Montale)

Davanti a me, al sole, la pietra
di questo muro alto che vieta
un oltre alla terra e al cielo
e il glicine e la rosa lo sale sì
ma non di là di questo duro velo.
E non basta il canto
che canta canzoni nuove,
che tu dici: ora vedo, ora sento,
è la vita, è la vita che canta
il dolore, la gioia, la vita,
è il cardo, è la rosa, la margherita.
Preferisco pochi poveri versi
rasenti questa povera cinta
di campo, rasenti noi poveri cristi
che senza cielo ci siamo persi.

Poesiola tratta da Piccolo magnificat, un canto di tanti canti (poesie che un prete ha sentito cantare, inavvertitamente, dalla vita, dalla sua gente).

A cura di don Giampaolo Centofanti su il suo blog