d. Giampaolo Centofanti – Commento al Vangelo del 30 Marzo 2020 – Gv 8, 1-11

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Gesù torna nel Tempio nonostante vari potenti lo vogliano eliminare. Continuamente, con semplicità, rischia, dona, la vita. In fondo proprio come quella donna, anche lei giudicata da sguardi senza amore, senza comprensione. Anzi quella donna è per quegli scribi e farisei solo un oggetto usato per condannare Cristo.

Questa donna è lei la violentata, la umiliata e di fronte a ciò Gesù si china, si fa piccolo, più piccolo di tutti. E lì, sulla terra nel Tempio, scrive. Ed è l’unica volta che lo vediamo scrivere. Parole portate via dal vento, perché Lui parla nello Spirito in situazioni concrete. È amore vissuto verso persone concrete, non un’enunciazione astratta. È una nuova creazione, come si narra di Adamo creato dalla polvere del suolo e dal soffio divino.

Gesù vuole rasserenare, confortare la donna, non ulteriormente umiliarla con la sua presenza. Ma per l’insistenza di quelli si alza e parla loro da pari a pari ossia va sul campo della loro ipocrisia. Loro volevano condannarlo per la loro visione formalistica e Lui proprio attraverso quella li conduce a scoprire qualcosa di nuovo. Infatti formalisticamente non possono nella loro mentalità non riconoscersi peccatori.

Quando vanno via rimane solo l’amore, la benevolenza, la comprensione e allora Gesù si alza e parla normalmente, da pari a pari, con quella persona. È bello vedere che Cristo non solo ama quell’essere umano ma anche lo aiuta a non temere, a non farsi condizionare, dai cattivi giudizi: Dove sono? Nessuno ti ha condannata? E la chiama donna, come chiama Maria sua madre, perché in quel momento per lei si riaprono tutte le porte della vita. Come seme, il ritrovamento della sua sua autentica umanità, della sua personalissima femminilità, affettività.

Dunque non è un minaccioso ammonimento il non peccare più ma un dono di grazia giunto nella tappa, nel momento, adeguati della sua vita. Non si tratta di una risposta prefabbricata che Gesù avrebbe rivolto a chiunque. Alla samaritana, che aveva vari mariti, non ripete questa stessa formula ma le chiede da bere. Ma questa è, appunto, un’altra storia.

Canto del pescatore

Tutto e niente, ogni cosa
è brezza del mare argentato.
Splende una luna amante
sul sì e sul no all’innamorato.
E placide acque e vele sciolte
e reti colme e non colte
al povero pescatore d’aurore.

Poesiola tratta da Piccolo magnificat, un canto di tanti canti (poesie che un prete ha sentito cantare, inavvertitamente, dalla vita, dalla sua gente).

A cura di don Giampaolo Centofanti su il suo blog


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