d. Giampaolo Centofanti – Commento al Vangelo del 3 Aprile 2020 – Gv 10, 31-42

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Il brano odierno va al nocciolo della questione: per quei Giudei la Parola era una legge; i profeti ne cercavano invece il senso profondo, erano implicitamente aperti al suo essere un dono dello Spirito; Gesù rivela che la Parola è lui stesso.

Dunque non si tratta di concetti da applicare meccanicamente ma di affidarsi a Dio, che crescerà gradualmente, per le personalissime vie adeguate a ciadcuno, in noi.

Via lucis

Nella cineteca della memoria
prendo il film della tua storia
con sorpresa sempre nuova
di mille sfumature inavvertite.
E cercandoti mi scopro,
lì, sull’argine nebbioso,
a metà del primo tempo,
nell’ultima parola, non colta,
di quel canto, ai titoli di coda.

Poesiola tratta da Piccolo magnificat, un canto di tanti canti (poesie che un prete ha sentito cantare, inavvertitamente, dalla vita, dalla sua gente).

A cura di don Giampaolo Centofanti su il suo blog