d. Giampaolo Centofanti – Commento al Vangelo del 26 Marzo 2020 – Gv 5, 31-47

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Nessuno può testimoniare da sé stesso. Infatti persino il Padre non può nemmeno esistere fuori della comunione dell’amore trinitario. Il Padre rende testimonianza al Figlio perché le parole di Gesù sono Spirito e vita, amore trinitario.

Solo l’amore è vita, è luce. Le opere di Cristo sono segni di questo amore e donano la grazia a ciascuno in modo specifico e graduale. Sono segni dell’opera di Dio: credere in colui che egli ha mandato. Dio pur potendo convertirci come vuole ama farsi aiutare dagli esseri umani. Si è lui stesso fatto uomo, nascendo da una donna.

Gesù dunque ci orienta a cercare con cuore sincero prima di tutto la voce serena dello Spirito non lasciandoci confondere da tante fasulle voci interne ed esterne. Senza lo Spirito invece siamo preda di esse, rendendo la nostra vita arida, faticosa. Divenendo dipendenti dalle debolezze, dalla fasulla gloria dice Gesù, nostre e altrui. Tutto allora viene distorto, persino la Parola, di cui ci possiamo impossessare e farle dire quello che vogliamo. Spirito di Gesù e cuore sincero nell’accoglierlo sono la via fontale.

Ferragosto

Nel lungo silenzio d’estate,
entrato il ristoro dell’anno,
la poesia saliva dalla carne e dal sangue,
come una caparra dell’assunzione.
Sentivo cantare la vita, persone,
col loro dolore, le gioie,
dentro la sconfinata Compassione.

Poesiola tratta da Piccolo magnificat, un canto di tanti canti (poesie che un prete ha sentito cantare, inavvertitamente, dalla vita, dalla sua gente): https://gpcentofanti.wordpress.com/2015/07/02/piccolo-magnificat-5/

A cura di don Giampaolo Centofanti su il suo blog


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