d. Giampaolo Centofanti – Commento al Vangelo del 25 Aprile 2020

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Gesù chiama a sé, personalmente e comunitariamente e gradualmente anche invia. In qualche modo, certo, l’invio è contemporaneo alla chiamata e cresce col venire sempre più innestati nella vita cristiana. Vi sono poi i mandati specifici che sempre passano dalla Chiesa.

Non si fa il prete, il catechista, il padre spirituale, la comunità di ascolto della Parola e via dicendo senza l’autorizzazione dei responsabili ecclesiali. E ciò appunto perché non si tratta di un annuncio terreno ma della presenza e dell’opera di Cristo stesso.

È nello Spirito, nella fede, che Gesù può operare pienamente continuando a manifestare i suoi segni, anche attraverso i suoi inviati: la progressiva liberazione dagli inganni del male; una nuova comprensione, comunicazione, con Dio, con sé stessi, con gli altri; il tendenziale non venire sopraffatti, influenzati, da certi veleni; il potere di guarire, di ridare vita piena e ogni bene. Una Parola che si compie.

Cieli e terre

Forse un giorno mi chiederai
che stelle son queste,
se quelle che imparasti da me.
Tornano le feluche, portate
dal cielo che si oscura.
Tu risalivi la corrente di Antibes,
a sud dell’Oceano,
e ti chiedevi se un vento marino
ti prese o non t’ingannò
lo stanco gorgogliare delle acque.

Poesiola tratta da Piccolo magnificat, un canto di tanti canti (poesie che un prete ha sentito cantare, inavvertitamente, dalla vita, dalla sua gente).

A cura di don Giampaolo Centofanti su il suo blog