d. Giampaolo Centofanti – Commento al Vangelo del 2 Aprile 2020 – Gv 8, 51-59

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Gesù si nascose e uscì dal Tempio. Quando prevale il ripiegamento su noi stessi e questa umana difficoltà diventa superbia e si colora di falsa sapienza Cristo in certi casi si deve fare da parte perché non violenta al bene nessuno.

Nel cammino della crescita possiamo portarci ferite, chiusure, difese, che non lasciamo mai vengano scalfite. Ma quando la concretezza delle situazioni le fa emergere può anche crollare tutta l’impalcatura di una maturazione formalistica, nella quale il cuore non si è lasciato mai veramente mettere in gioco. Talora si può trattare di ripiegamenti parziali.

Ci riserviamo tane dove coccoliamo le nostre paure non per gradualmente con l’aiuto di Dio superarle ma per imbellettarle di pseudo ideali, di nostri “stili”, che possono nascondere difese maturate nei primi anni di vita e dunque profondamente inconsce e radicate. Allora la fedeltà alla Parola ci può aiutare a non perderci, anche nel buio. A non morire alla fede.

Abramo, che sperò contro ogni speranza

Niente.
Non vedo ancora niente lì sul monte.
Forse le stelle alpine sono le sole
a credere ancora ad un tempo che viene,
loro hanno in dono petali di lana per il vento e la neve.
Lì sulle cime calve battute dalla tramontana
vi è tanto turbinare che non alza in volo niente.
Ma una felicità insensata ancora pervade l’aria,
su per la mulattiera, ancora è come lana.

Poesiola tratta da Piccolo magnificat, un canto di tanti canti (poesie che un prete ha sentito cantare, inavvertitamente, dalla vita, dalla sua gente).

A cura di don Giampaolo Centofanti su il suo blog