d. Giampaolo Centofanti – Commento al Vangelo del 18 Marzo 2020 – Mt 5, 17-19

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Si potrebbe osservare che Gesù ha abolito, cambiato, eccome. Ma Gesù parla un linguaggio spirituale, va al senso profondo e libero delle cose. Fin dagli esordi la Parola anche nell’Antico Testamento poteva venire letta in maniera meccanica o, come vissutamente cercavano i profeti, lasciando che questo seme di grazia maturasse, si approfondisse, nella vita delle persone.

Così quello che ad un dottore della legge che ha imparato la lezioncina a tavolino può apparire un irrispettoso cambiamento delle Scritture viene invece sentito dal popolo come l’avvicinarsi, il compiere le promesse, di un Dio di amore.

Che con amore e comprensione, nella grazia, porta molto più lontano, in una fede e in un amore molto più pieni, di una norma senza vita. Dio può permettere per esempio che una persona entri con gradualità nella preghiera proprio per scoprire, assaporare, il dono della grazia che ve la porta con delicatezza.

Non cadendo nell’inganno di ritenere di pregare con le proprie forze. Forse in quest’epoca il Signore sta smuovendo in mille modi le cose per farci uscire dagli inceppamenti delle astrazioni a tavolino e farci tornare al cuore semplice, che si lasciava portare dalla Luce serena, di Maria, di Gesù, dei primi discepoli:

http://gpcentofanti.altervista.org/gli-opposti-estremismi-della-ragione-astratta/

La macchina del tempo

Boccali di vino lasciati sulla tavola vuota,
finestre schiuse sull’aia non più nota,
un tempo allegra di vita semplice e buona.
Può tornare anche il tempo su quella strada,
dove un gallo bastava a salvare l’anima nostra
e l’asinello era un messo del cielo che ci parlava.

A cura di don Giampaolo Centofanti su il suo blog