d. Giampaolo Centofanti – Commento al Vangelo del 15 Marzo 2020 – Gv 4, 5-42

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Gesù dona la grazia a misura, passo dopo passo, nel cammino ben al di là degli schemi di ogni specifica persona. Alla donna adultera che volevano lapidare, in quel momento della sua vita, offre il perdono e le infonde una parola di grazia su una nuova maturazione affettiva. Un dono nel tempo opportuno. Alla samaritana che aveva una vita sentimentale almeno esternamente più disordinata non ripete la stessa formula, allora prefabbricata.

Le chiede da bere. Perché ha sete ma anche e soprattutto perché quella donna, che in certe cose non aveva ancora ricevuto luci dal cielo in altre era, per grazia, più matura di tanti benpensanti con un solo coniuge. Capace di dare l’acqua faticosamente attinta al pozzo (di Giacobbe, le tradizioni, le correnti, le ortodossie, le eresie…) ad un nemico. Cristo vede ancora una volta la bellezza di quella persona al di là di tutte le apparenze e attinge alla grazia della samaritana. Quella donna gradualmente si scopre con stupore, per la prima volta, compresa, amata, aiutata a comprendersi con serenità: vede che Gesù è un profeta, non nel senso di indovino ma perché le fa percepire l’amore di Dio. L’acqua attinta sempre furtivamente, fuggendo da moralismi prefabbricati, che non dissetano. Invece ora ecco un ortodosso che chiede aiuto ad una eretica, un bempensante ad una squinternata.

Una gioia nuova di donarsi, liberamente. Un amore sincero, maturato sinceramente, non obblighi meccanici. Non formalismi dentro il tempio ma Spirito e verità. Quella donna fuggiva scandalosamente da tanti moralismi cercando a tentoni una vera sé stessa, risposte umane. Aspira confusamente ad un’acqua di sorgente semplice e bella, non a cisterne screpolate di doppiopettismo. Ecco questo Amore esiste e non finisce di sorprendere, di dissetare: è un’acqua che zampilla (non grigia, noiosa, come tante false austerità) per la vita eterna. Ossia per quella felicità a cui lei aspira. Fuoco di speranza prima sommerso da tanta cenere di giudizi senza cuore, di risposte prefabbricate, di ostilità.

L’amore autentico può essere solamente libero, liberante. Cristo (l’acqua viva) e la donna (l’acqua umana) trovano più profondamente sé stessi in quell’incontro. Giudei e samaritani trovano più profondamente, in modo nuovo, sé stessi in quell’incontro. In quell’amore l’affettività della donna è guarita, torna con un cuore nuovo, libero, dal marito (samaritano) vero. Evidentemente quel primo non era stato un rapporto nel profondo fasullo. Ma si era perso in un mare di confusione. Paradossalmente quella donna dai sei mariti torna da quello vero insieme ad un settimo suo sposo. Gesù sorprende sempre, rovescia le impalcature fasulle, porta aria nuova, tersa e fresca. Da un sorso d’acqua donato al di là di tanti interessi e convenzioni si converte tutto un paese di gente considerata eretica, sbagliata come la nostra protagonista.

Una storia.

Un uomo si confessa e trova un prete che manifesta la propria disponibilità ad ascoltarlo, se lui vuole fargli comprendere quello che sta vivendo. Era molto sofferente perché la moglie voleva lasciarlo. Avevano quattro bambini. Era anche addolorato di aver trascurato la moglie. Ora confessandosi vedeva meglio alcuni errori commessi. Ma voleva bene alla donna e desiderava tanto rimediare. Il sacerdote gli dice che Dio comprende con amore la sua storia. Dopo qualche tempo quel marito ritorna dal parroco. La coniuge non ne vuole sapere. Anche se lui cerca di starle più vicino lei ormai non è più innamorata. Perché devono stare ancora insieme? Il sacerdote dopo qualche tempo di vari tentativi che il marito gli riporta gli chiede se non sia possibile parlare anche con la donna. Come vorranno, insieme o ciascuno per conto proprio. Lei è molto scettica ma comunque acconsente. Ma questa non è una cosa da poco. Quando nella coppia entrambi sono anche solo un poco aperti nella stessa direzione la grazia può operare con potenza. La signora vuole parlare da sola. Racconta la loro storia. Pare non esservi nulla di irreparabile ma il suo orientamento non cambia. Due mesi dopo la coppia comunica al prete che per il lavoro del marito staranno fuori per sei mesi. Il parroco dialogando con quella moglie le ha manifestato che Dio le vuole bene, la comprende. Che fa bene a cercare la vera sé stessa. Che solo in questo amore senza schemi prefabbricati possiamo trovare il bandolo della matassa della nostra vita. Ora però in quell’ultimo colloquio non vorrebbe lasciarla senza possibili piste da seguire, anche se avrebbe preferito accompagnare la sua ricerca più gradualmente. Importante che lei viva quello in cui crede. Dunque se quello che le dirà non lo sente suo non deve viverlo forzatamente. Dio la porta con amore sul suo autentico cammino. Ma se lei può liberamente maturare questa scelta una risposta ci sarebbe. Dare la vita per i figli e restare col marito. La donna, che era stata ascoltata con tanta delicatezza, resta un poco spiazzata, quasi arrabbiata, ma percepisce l’amore con il quale la proposta le è stata fatta. Senza schemi. Partono. Trascorso il semestre il prete un giorno la vede in parrocchia, con i bambini, raggiante. Chissà magari avrà trovato un altro partner. Ma la giovane mamna gli racconta che ha deciso dopo un primo sconcerto di dare la vita per i suoi figli. Questa scelta poi le ha messo in cuore una positività che l’ha portata ad innamorarsi di suo marito più di prima.

A cura di don Giampaolo Centofanti su il suo blog