d. Giampaolo Centofanti – Commento al Vangelo del 13 Marzo 2020 – Mt 21, 33-43. 45

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I nostri progetti e il progetto di Dio. Quando siamo fondamentalmente sinceri è Dio che ci fa in qualche modo maturare i suoi progetti nel cuore. Ma noi possiamo impossessarcene restringendoli nelle nostre visuali e finendo per ridurre gli spazi all’opera di Dio, fino magari ad espungerlo dalla nostra vita. La vigna che coltiviamo allora può in vario modo dover cercare altri riferimenti.

Una ragazza di ventidue anni frequenta da qualche tempo in parrocchia un gruppo di giovani seguito da un sacerdote. Ogni tanto va da questo padre spirituale a confessarsi e a dialogare sulla sua vita. Si sente aiutata a scoprire come lo Spirito si può incarnare gradualmente, ben al di là degli schemi, in ogni aspetto della sua esistenza. Rasserenando, sciogliendo nodi, aprendo strade, costruendo ponti, favorendo incontri, semplificando e approfondendo…

Un giorno racconta al presbitero di essere innamorata di un giovane del gruppo. Il prete è contento. Le propone di pregare. Lei domanda se si possa pregare per queste cose. L’interlocutore risponde che non si tratta di una pozione magica che costringe una persona a fare quello che si vuole. Se sarà cosa buona per tutti e due Dio aiuterà altrimenti prenderà il buono di quella richiesta e la esaudirà nel tempo in qualche altro, infinitamente migliore, modo. La giovane è molto contenta. Continua il suo cammino, talvolta quando vede il prete da lontano parlare con altra gente fa il segno delle mani giunte per ricordargli l’impegno preso.

Accade che non sia così facile che i due ragazzi si incontrino. Talora si tratta di imparare a lasciarsi condurre, con buonsenso, dai criteri della fede piuttosto che da proprie valutazioni. Per esempio non privilegiando altre occupazioni agli incontri del gruppo. I mesi trascorrono e la discepola comincia a sentire la propria fiducia in Dio traballare. Quando vede il padre spirituale da lontano gli fa il gesto delle mani giunte ma poi anche quello dell’indice e del pollice alzati che girano, a significare che qui non c’è trippa per gatti. Talora si lascia sopraffare da qualche capriccio di scoramento, impegnandosi di meno. Anche propone al prete di non pregare più perché le è passata ma il giorno dopo torna a chiedergli di insistere. Una volta va dal sacerdote a sfogare la sua delusione, la sua rabbia, verso Dio.

Vuole lasciar perdere tutto, anche il cammino spirituale. Ma poi con l’incoraggiamento di quel confessore cerca a denti stretti di perseverare nella crescita. Ancora altro tempo. In uno dei soliti dialoghi col padre spirituale gli annuncia che si sono fidanzati. Che bello, risponde, hai visto? Lei ribatte, dopo due anni…? A questo punto non è opera di Dio ma un caso. Decidono di rifletterci con calma, anche dopo aver pregato.

Sembra venirne fuori che stava vivendo tante cose belle ma come ogni essere umano era bisognosa di maturare. E in quei due anni era cresciuta. Per esempio nel lasciarsi portare da Dio. Come chiedere aiuto a Dio senza poi imparare ad ascoltarlo? Aveva imparato a non chiudere i ponti per un’incomprensione, come aveva fatto con qualche amica… Anche il ragazzo aveva avuto la sua crescita. Insomma tanti doni: forse se si fossero fidanzati subito si sarebbero lasciati presto, magari irreparabilmente. Dio aveva preso sul serio la sua invocazione cercando di darle una risposta sostanziosa, non elargendo una cosa, senza Spirito. La coppietta cominciò una bella storia.

A cura di don Giampaolo Centofanti su il suo blog