d. Giampaolo Centofanti – Commento al Vangelo del 13 Maggio 2020

65

L’immagine del tralcio è molto significativa. Quando è tagliato dalla vite per un poco conserva ancora una certa vitalità ma gradualmente la linfa si esaurisce e tutto si secca. Talora le persone camminano nella fede e ricevono tanti doni spirituali, umani e materiali ma siccome non sono ancora pienezza totale di vita non li riconoscono, li sottovalutano ed anche lu considerano cose naturali e dipendenti dalla propria capacità. Tutti inganni che nel lungo periodo possono manifestare la loro pericolosità. Quando allora conseguentemente si comincia a fare da soli l’inaridimento, la pesantezza, possono essi stessi mostrare le grazie che prima si stavano ricevendo e la fonte da cui provenivano.

Una madre

Sei come l’alba nel campo,
tutto si desta dolcemente,
prende coraggio al giorno.
Il grano e la margherita,
la mentuccia e l’ontano.
Il girasole non è pronto
e tu ti sciogli nel giorno
perché venga il suo tempo.
Mio padre usciva contento
al lavoro questo io ricordo,
noi eravamo quel campo.
E vedo: al mondo non
conta una piccola fiamma.
Talora fragile e stanca.
Canta la vita, un semplice,
mai cantato, canto.

Poesiola tratta da Piccolo magnificat, un canto di tanti canti (poesie che un prete ha sentito cantare, inavvertitamente, dalla vita, dalla sua gente).

A cura di don Giampaolo Centofanti su il suo blog


Articolo precedentedon Luigi Maria Epicoco – Commento al Vangelo del 13 Maggio 2020 – Gv 15, 1-8
Articolo successivoLibretto per pregare insieme il Rosario del 13 Maggio 2020