d. Giampaolo Centofanti – Commento al Vangelo del 12 Luglio 2020

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Il Seminatore semina il seme. Gesù dona sé stesso con delicatezza, come seme in cui è già il suo amore infinito ma si manifesta gradualmente se l’uomo cerca di accoglierlo. Al tempo stesso Gesù si dona con abbondanza, in mille modi in ogni cosa, in ogni situazione.

Tutto è, in vario modo, grazia, se proviamo ad aprire il cuore. Al di là di chi, come gli uccelli del cielo con i chicchi di grano, cerca per prima cosa di togliere le fonti stesse della vita, la Parola. Questa parabola ci libera dai moralismi perché non siamo noi che possiamo comprendere la Parola con la nostra mente e viverla con la nostra volontà. La Parola non è un mero concetto.

È invece un seme che, accolto, matura. Dunque è Dio, la Parola, che ci aiuta a crescere con serenità, senza dover meccanicamente fare tutto subito. Ma Gesù ci avverte anche che mille cose ci possono inutilmente distogliere da tale percorso.

Ansie, superbie, ripiegamenti, che pure avremmo la grazia di evitare. Dunque Gesù parla non di cose fuori della nostra portata ma di cose alla nostra serena e graduale portata che possiamo non vivere perché ci lasciamo confondere, distrarre, prendere, da altro. Per esempio ho ricevuto la grazia per pregare due minuti al giorno ma dopo mesi sono ancora lì a consumare quel piccolo tempo di luce in cose inutili.

La sequela di Gesù ci porta nella serenità, nella semplicità ma anche nella serena vigilanza dai mali, dai pericoli, dagli inganni, interni ed esterni che ci possono distogliere dal cammino verso la vita piena o lo possono ritardare. Così Cristo ci fa comprendere che è vero, non possiamo nulla senza di Lui ma all’interno di quello che serenamente possiamo vi sono i nostri margini liberi di collaborazione, di apertura all’ascolto, alla crescita, al rinnovamento.

Possiamo rifiutare in toto la grazia, cosa forse non facile perché quando essa viene ci illumina e ci persuade profondamente su ciò che ci dà vita. Possiamo corrispondere ad essa in modo più o meno totale e questo dipende da noi.

Dio ci perdona tutto ma perché restare impantanati a lungo in cose nella grazia superabili, ostacolando, ritardando, il venire della fiducia, della gioia, dell’amore, della pace e di ogni bene?


A cura di don Giampaolo Centofanti nel suo blog.