d. Giampaolo Centofanti – Commento al Vangelo del 11 Marzo 2020 – Mt 20, 17-28

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Gesù, i suoi discepoli e molta gente vanno verso Gerusalemme e lungo il cammino avvengono incontri, dialoghi. Esperienze che gradualmente plasmano il cuore di queste persone aprendole alla speranza di una vita piena di belle sorprese ma anche dai contorni ancora incerti.

È naturale che le attese solo gradualmente si approfondiscano liberandosi degli aspetti più terreni. Il dialogo che si sviluppa è molto concreto. Si parla di lasciare ogni cosa per un regno ma poi Gesù racconta la parabola dei lavoratori dell’ultima ora, retribuiti come quelli della prima.

E poi pronuncia parole misteriose circa la sua morte e risurrezione. Seguire Cristo può talora apparire cone un viaggiare sulle montagne russe. La madre di Giacomo e Giovanni e i suoi due figli vogliono vederci chiaro. Ma senza esporsi troppo i due mandano avanti lei, pure dimostrando una disponibilità e dunque anche una in realtà formalistica “dignità” spirituale di credere in questo regno soprannaturale.

E anzi anche di percorrere le difficili vie che questa meta richiede di percorrere. Tutto questo brano sul servizio orienta ad una sequela non delle forme ma del cuore. Si tratta di un cammino abissale se ci si lascia convertire realmente quando la grazia bussa alla porta.

Venire liberati da schemi, convenienze terrene, timori, uniti sempre più ad un Dio che si fa uomo ed invece di riceverne gratitudine e amore viene giustiziato come un malfamato. Voi non sapete quello che chiedete, osserva Gesù che sempre manifesta la sua comprensione amorevole del cammino dei discepoli.

La parola dignità non fa sostanzialmente parte del linguaggio di Cristo: siamo creature bisognose della sua grazia. È in essa la sua lungimirante fiducia nella vita che sperimenteranno gradualmente.

Liberati proprio nel suo amore da tante umane ristrettezze di cuore.

A cura di don Giampaolo Centofanti su il suo blog