Commento alle letture del 8 Marzo 2019 – Mons. Costantino Di Bruno

178

Il commento alle letture del 8 Marzo 2019 a cura di  Mons. Costantino Di Bruno, Sacerdote Diocesano dell’Arcidiocesi di Catanzaro–Squillace (CZ).

Quando lo sposo sarà loro tolto

Is 58,1-9a; Sal 50; Mt 9,14-15

Volendo comprendere quanto Gesù dice ai discepoli di Giovanni sul digiuno, ci lasceremo aiutare non solo dal racconto delle nozze di Cana, ma anche ascoltando ciò che il Battista dice su se stesso in relazione al Signore. Conosceremo così Gesù e sapremo chi Lui è in rapporto a noi. È il nostro Sposo. È lo Sposo della Chiesa.

Il terzo giorno vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno vino». E Gesù le rispose: «Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora». Sua madre disse ai servitori: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela». Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei, contenenti ciascuna da ottanta a centoventi litri. E Gesù disse loro: «Riempite d’acqua le anfore»; e le riempirono fino all’orlo. Disse loro di nuovo: «Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto». Ed essi gliene portarono. Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto – il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l’acqua – chiamò lo sposo e gli disse: «Tutti mettono in tavola il vino buono all’inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora». Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui (Gv 2,1-11). Nacque allora una discussione tra i discepoli di Giovanni e un Giudeo riguardo alla purificazione rituale. Andarono da Giovanni e gli dissero: «Rabbì, colui che era con te dall’altra parte del Giordano e al quale hai dato testimonianza, ecco, sta battezzando e tutti accorrono a lui». Giovanni rispose: «Nessuno può prendersi qualcosa se non gli è stata data dal cielo. Voi stessi mi siete testimoni che io ho detto: “Non sono io il Cristo”, ma: “Sono stato mandato avanti a lui”. Lo sposo è colui al quale appartiene la sposa; ma l’amico dello sposo, che è presente e l’ascolta, esulta di gioia alla voce dello sposo. Ora questa mia gioia è piena. Lui deve crescere; io, invece, diminuire» (Gv 3,25-30).

Gesù è venuto per portare il vino buono della Parola del Signore. La sua missione è far sì che l’umanità si sazi sempre del vino migliore. Ma lui darà il vino meno buono. Farisei, scribi, discepoli di Giovanni non hanno il vino buono. Hanno vino mischiato con altre innumerevoli sostanze fatte di tradizioni degli uomini. Gesù non può dare vino vero, vino buono e vino non vero o vino non buono. Non è questa la sua missione. Non può però dire questa verità. Non lo avrebbero compreso. Risponde in modo velato, dichiarando se stesso Sposo dei suoi discepoli. Essendo Lui lo Sposo, in questo istante essi non possono digiunare. Ma verrà il tempo in cui anche loro digiuneranno. La saggezza di Gesù è grande. Lui non abolisce il digiuno.

Allora gli si avvicinarono i discepoli di Giovanni e gli dissero: «Perché noi e i farisei digiuniamo molte volte, mentre i tuoi discepoli non digiunano?». E Gesù disse loro: «Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto finché lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto, e allora digiuneranno.

È cosa giusta chiedersi: perché Gesù non abolisce il digiuno? Perché esso è vita dell’uomo. A volte l’uomo ha di che nutrirsi. A volta manca del nutrimento. Quando è nella penuria o nella necessità è cosa giusta non desiderare la roba d’altri e di conseguenza il digiuno, l’astensione dal cibo è cosa necessaria, così come è necessaria la privazione di ogni altra cosa. Il discepolo di Gesù sa abituarsi a tutto: alla fame e alla sazietà, all’abbondanza e all’indigenza, alla povertà e alla ricchezza. Ma il digiuno per il discepolo di Gesù non è solo una necessità di origine contingente. È anche frutto della sua carità, del suo amore, della sua misericordia. Lui sa rinunciare a tutto ciò che è superfluo, di più e anche necessario alla sua vita, perché i suoi fratelli versano in grandi disagi. Ecco la verità del vino nuovo portato da Gesù. Lui toglie al digiuno la non bontà di un’opera di puro egoismo e ne fa un’opera di altissima carità, misericordia, compassione. Toglie al digiuno la ruggine della religiosità fine a se stessa e gli dona lo splendore della più grande e alta benevolenza. Il vino nuovo di Gesù è l’amore di Dio che sempre muove il cuore del discepolo e ne fa uno strumento di carità.

Madre di Dio, Angeli, Santi, non permettete che il falso amore inquini il vero.

Fonte@MonsDiBruno