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Commento alle letture del 7 Dicembre 2018 – Mons. Costantino Di Bruno

Il commento alle letture del 7 Dicembre 2018 a cura di  Mons. Costantino Di Bruno, Sacerdote Diocesano dell’Arcidiocesi di Catanzaro–Squillace (CZ).

Figlio di Davide, abbi pietà di noi!

Is 29,17-24; Sal 26,1.4.13-14; Mt 9,27-31.

Gesù è venuto per liberare l’uomo dalla condizione di totale cecità nella quale lui vive. I figli di Abramo sono ciechi perché, pur avendo dallo loro parte il Signore che sempre ha voluto aprire loro gli occhi, si sono rifiutati al suo ministero di luce. I pagani invece sono ciechi perché non hanno conosciuto Dio e lo cercano come a tentoni senza però poter giungere alla pienezza della verità. La cecità nella conoscenza del mistero avviene per rivelazione. Gesù per questo è stato mandato: per dare la vista ai ciechi, illuminando ogni uomo con la purissima conoscenza del Padre. Senza Cristo, si rimane senza vera conoscenza. Si è ciechi nello spirito e nell’anima. Non si vede Dio.

Egli disse: «Va’ e riferisci a questo popolo: “Ascoltate pure, ma non comprenderete, osservate pure, ma non conoscerete”. Rendi insensibile il cuore di questo popolo, rendilo duro d’orecchio e acceca i suoi occhi, e non veda con gli occhi né oda con gli orecchi né comprenda con il cuore né si converta in modo da essere guarito» (Is 6,9-10). «Ateniesi, vedo che, in tutto, siete molto religiosi. Passando infatti e osservando i vostri monumenti sacri, ho trovato anche un altare con l’iscrizione: “A un dio ignoto”. Ebbene, colui che, senza conoscerlo, voi adorate, io ve lo annuncio. Il Dio che ha fatto il mondo e tutto ciò che contiene, che è Signore del cielo e della terra, non abita in templi costruiti da mani d’uomo né dalle mani dell’uomo si lascia servire come se avesse bisogno di qualche cosa: è lui che dà a tutti la vita e il respiro e ogni cosa. Egli creò da uno solo tutte le nazioni degli uomini, perché abitassero su tutta la faccia della terra. Per essi ha stabilito l’ordine dei tempi e i confini del loro spazio perché cerchino Dio, se mai, tastando qua e là come ciechi, arrivino a trovarlo, benché non sia lontano da ciascuno di noi. In lui infatti viviamo, ci muoviamo ed esistiamo, come hanno detto anche alcuni dei vostri poeti: “Perché di lui anche noi siamo stirpe”. Poiché dunque siamo stirpe di Dio, non dobbiamo pensare che la divinità sia simile all’oro, all’argento e alla pietra, che porti l’impronta dell’arte e dell’ingegno umano. Ora Dio, passando sopra ai tempi dell’ignoranza, ordina agli uomini che tutti e dappertutto si convertano, perché egli ha stabilito un giorno nel quale dovrà giudicare il mondo con giustizia, per mezzo di un uomo che egli ha designato, dandone a tutti prova sicura col risuscitarlo dai morti» (At 17,22-31).

La profezia di Isaia, letta da Gesù nella sinagoga di Nazaret e da Lui dichiarata compiuta, non va compresa in senso materiale, fisico, ma spirituale. Gesù è venuto a liberare dalla cecità della vera conoscenza di Dio e dalla schiavitù del peccato.

Venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto: Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi, a proclamare l’anno di grazia del Signore. Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato» (Lc 4,16-21).

Gesù è venuto a dare la vista ai ciechi. Ma anche i ciechi devono avere nel cuore il desiderio di essere guariti. Ma, come ai tempi di Gesù, l’uomo è cieco e dice di vedere. La sua cecità di rimane. La luce si offre e si accoglie, ma anche si chiede e si riceve. Ogni cristiano è mandato nel mondo come luce. A tutti lui deve offrire la sua luce, ma pima ancora tutti devono vedere la sua luce. La luce si vede, si offre, si chiede, si rifiuta. Se il cristiano non mostra e non dona la luce, è lui il responsabile delle tenebre.

Mentre Gesù si allontanava di là, due ciechi lo seguirono gridando: «Figlio di Davide, abbi pietà di noi!». Entrato in casa, i ciechi gli si avvicinarono e Gesù disse loro: «Credete che io possa fare questo?». Gli risposero: «Sì, o Signore!». Allora toccò loro gli occhi e disse: «Avvenga per voi secondo la vostra fede». E si aprirono loro gli occhi. Quindi Gesù li ammonì dicendo: «Badate che nessuno lo sappia!». Ma essi, appena usciti, ne diffusero la notizia in tutta quella regione.

È il cristiano il dispensatore della luce di Cristo, la dispensa facendola sua vera luce.

Madre di Dio, Angeli, Santi, fate che ogni discepolo sia ministro della luce del Maestro.

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