Commento alle letture del 4 Febbraio 2019 – Mons. Costantino Di Bruno

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Il commento alle letture del 4 Febbraio 2019 a cura di  Mons. Costantino Di Bruno, Sacerdote Diocesano dell’Arcidiocesi di Catanzaro–Squillace (CZ).

Mandaci da quei porci, perché entriamo in essi

Eb 11,32-40; Sal 30; Mc 5,1-20

Satana è astuto e scaltro. Si tratta di una scaltrezza e astuzia tutta finalizzata a compiere il male. Lui sa che con Gesù nulla può. A Lui deve ogni obbedienza. Se Gesù gli dirà di uscire dal corpo dell’uomo che tiene sotto il suo completo governo, lui dovrà uscire. Se lui esce, è una sconfitta per lui. Come far sì che la sua sconfitta si trasformi in vittoria? Come pervenire perché Gesù venga fatto uscire da quel territorio allo stesso modo che lui uscirà dal corpo del posseduto? Chiedendo a Gesù di mandare la Legione nei porci. Gesù acconsente. Dona il permesso. La legione lascia l’uomo finora posseduto, entra nei porci, questi precipitano dalla rupe nel lago, annegano nelle acque. I mandriani vedono l’accaduto, corrono ad avvisare quelli della città. Essi accorrono e chiedono a Gesù di lasciare il loro territorio. Se Lui ancora dovesse permettere che i diavoli entrino in qualche altro branco di porci, sarebbe la fine per la loro economia. Morirebbero di fame. Gesù ascolta il loro desiderio e lascia il territorio. Gesù non sapeva che sarebbe stato invitato a lasciare quella regione? Perché allora acconsente? Perché permette che Satana appaia vincitore e non vinto? Gesù non è mai mosso dalla storia né presente né futura. Lui è dalla sola volontà del Padre, che conosce nella sua pienezza vivendo e abitando nella comunione dello Spirito Santo. Di per sé neanche Gesù deve comprendere quello che fa – anche se lo comprende perché nella scienza e conoscenza dello Spirito di Dio –, Lui deve solo obbedire a quanto il Padre suo vuole che faccia. Oggi vuole che il Figlio doni il permesso alla Legione di impossessarsi dei porci e il Figlio lo permette. Dopo il Padre chiede che ascolti la voce di quella gente e il Figlio obbedisce. Obbedienza prima e dopo. Tutto in Gesù è dall’obbedienza al comando che il Padre fa giungere al suo orecchio.

Giunsero all’altra riva del mare, nel paese dei Gerasèni. Sceso dalla barca, subito dai sepolcri gli venne incontro un uomo posseduto da uno spirito impuro. Costui aveva la sua dimora fra le tombe e nessuno riusciva a tenerlo legato, neanche con catene, perché più volte era stato legato con ceppi e catene, ma aveva spezzato le catene e spaccato i ceppi, e nessuno riusciva più a domarlo. Continuamente, notte e giorno, fra le tombe e sui monti, gridava e si percuoteva con pietre. Visto Gesù da lontano, accorse, gli si gettò ai piedi e, urlando a gran voce, disse: «Che vuoi da me, Gesù, Figlio del Dio altissimo? Ti scongiuro, in nome di Dio, non tormentarmi!». Gli diceva infatti: «Esci, spirito impuro, da quest’uomo!». E gli domandò: «Qual è il tuo nome?». «Il mio nome è Legione – gli rispose – perché siamo in molti». E lo scongiurava con insistenza perché non li cacciasse fuori dal paese. C’era là, sul monte, una numerosa mandria di porci al pascolo. E lo scongiurarono: «Mandaci da quei porci, perché entriamo in essi». Glielo permise. E gli spiriti impuri, dopo essere usciti, entrarono nei porci e la mandria si precipitò giù dalla rupe nel mare; erano circa duemila e affogarono nel mare. I loro mandriani allora fuggirono, portarono la notizia nella città e nelle campagne e la gente venne a vedere che cosa fosse accaduto. Giunsero da Gesù, videro l’indemoniato seduto, vestito e sano di mente, lui che era stato posseduto dalla Legione, ed ebbero paura. Quelli che avevano visto, spiegarono loro che cosa era accaduto all’indemoniato e il fatto dei porci. Ed essi si misero a pregarlo di andarsene dal loro territorio. Mentre risaliva nella barca, colui che era stato indemoniato lo supplicava di poter restare con lui. Non glielo permise, ma gli disse: «Va’ nella tua casa, dai tuoi, annuncia loro ciò che il Signore ti ha fatto e la misericordia che ha avuto per te». Egli se ne andò e si mise a proclamare per la Decàpoli quello che Gesù aveva fatto per lui e tutti erano meravigliati.

La storia è così come essa è stata narrata. Cosa si nasconde per noi in questa storia? Quale insegnamento dobbiamo trarre fuori? Gesù vuole rivelarci una altissima verità. Il comando del Padre va sempre ascoltato. Ad esso si deve dare immediata obbedienza. Cosa produce il comando non spetta a noi valutarlo e neanche agire a seconda dei frutti che esso produce. Gesù nel sinedrio confessa la sua verità, così come essa è scritta nel cuore del Padre suo. Cosa produce questa sua obbedienza? La morte per crocifissione. Il dopo non appartiene a Cristo, come non appartiene a noi. A noi appartiene la più alta, immediata, pura obbedienza ad ogni Parola del Signore.

Madre di Dio, Angeli, Santi, fate che la nostra via sia solo obbedienza. Il dopo è di Dio.

Fonte@MonsDiBruno

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