Commento alle letture del 22 Aprile 2018 – Mons. Costantino Di Bruno

157

Il commento alle letture del 22 Aprile 2018 a cura di  Mons. Costantino Di Bruno, Sacerdote Diocesano dell’Arcidiocesi di Catanzaro–Squillace (CZ).

NON GLI IMPORTA DELLE PECORE

At 4,8-12; Sal 117; 1 Gv 3,1-2; Gv 10,11 -18

Dio è il Pastore di Israele fin da sempre. Con Mosè nasce la mediazione profetica e sacerdotale. Con Samuele nascerà la mediazione regale. Essendo sia la mediazione sacerdotale che regale per discendenza secondo la carne, queste due vie per il governo del popolo da vie di salvezza divennero vie di perdizione per tutto il popolo. Il Signore sempre è intervenuto per raddrizzarle, ma invano. Il suo dolore raggiunge il sommo della sofferenza nel profeta Ezechiele. Dio non solo decide di governare Lui il gregge. Promette ad esso un pastore che sarà nella persona del suo Messia.

[better-ads type=”banner” banner=”84722″ campaign=”none” count=”2″ columns=”1″ orderby=”rand” order=”ASC” align=”right” show-caption=”1″][/better-ads]

Perché così dice il Signore Dio: Ecco, io stesso cercherò le mie pecore e le passerò in rassegna. Come un pastore passa in rassegna il suo gregge quando si trova in mezzo alle sue pecore che erano state disperse, così io passerò in rassegna le mie pecore e le radunerò da tutti i luoghi dove erano disperse nei giorni nuvolosi e di caligine. Le farò uscire dai popoli e le radunerò da tutte le regioni. Le ricondurrò nella loro terra e le farò pascolare sui monti d’Israele, nelle valli e in tutti i luoghi abitati della regione. Le condurrò in ottime pasture e il loro pascolo sarà sui monti alti d’Israele; là si adageranno su fertili pascoli e pasceranno in abbondanza sui monti d’Israele. Io stesso condurrò le mie pecore al pascolo e io le farò riposare. Oracolo del Signore Dio. Andrò in cerca della pecora perduta e ricondurrò all’ovile quella smarrita, fascerò quella ferita e curerò quella malata, avrò cura della grassa e della forte; le pascerò con giustizia.

A te, mio gregge, così dice il Signore Dio: Ecco, io giudicherò fra pecora e pecora, fra montoni e capri. Non vi basta pascolare in buone pasture, volete calpestare con i piedi il resto della vostra pastura; non vi basta bere acqua chiara, volete intorbidire con i piedi quella che resta. Le mie pecore devono brucare ciò che i vostri piedi hanno calpestato e bere ciò che i vostri piedi hanno intorbidito. Perciò così dice il Signore Dio a loro riguardo: Ecco, io giudicherò fra pecora grassa e pecora magra. Poiché voi avete urtato con il fianco e con le spalle e cozzato con le corna contro le più deboli fino a cacciarle e disperderle, io salverò le mie pecore e non saranno più oggetto di preda: farò giustizia fra pecora e pecora. Susciterò per loro un pastore che le pascerà, il mio servo Davide. Egli le condurrà al pascolo, sarà il loro pastore. Io, il Signore, sarò il loro Dio, e il mio servo Davide sarà principe in mezzo a loro: io, il Signore, ho parlato. Stringerò con loro un’alleanza di pace e farò sparire dal paese le bestie nocive. Abiteranno tranquilli anche nel deserto e riposeranno nelle selve (Cfr. Ez 34,1-31).

Gesù annunzia e rivela se stesso come il vero pastore del Padre. Fa anche la differenza con il mercenario. Questi bada solo al suo profitto. Nulla gli interessa delle pecore. Dinanzi al lupo, tra la sua vita e quella delle pecore, sceglie di salvare se stesso e abbandona le pecore perché vengano sbranate. Gesù invece non solo difende le pecore, interponendosi tra esse e il lupo, ad esse e per esse dona anche la sua vita. Sappiamo come Gesù dona la vita: dalla croce per il perdono dei peccati e la riconciliazione con Dio. Nell’Eucaristia come pane di vita eterna perché anche le pecore vivano per Lui, come Lui vive per il Padre. Gesù si riprenderà la vita data sulla croce con la sua gloriosa risurrezione. Mentre la vita che dona nell’Eucaristia mai se la riprenderà. La sua vita sarà sempre data perché ogni discepolo faccia della sua vita un dono al Padre per la redenzione dei suoi fratelli. La salvezza è solo dalla vita donata.

Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. Il mercenario – che non è pastore e al quale le pecore non appartengono – vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore.  Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore. Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio».

Ogni pastore in Cristo e per Cristo, se vuole essere anche lui buon pastore, deve dare la vita per le pecore. Ma come si dona la vita per le pecore? Vivendo per compiere ogni Parola di Gesù, così come Gesù viveva per compiere ogni Parola del Padre.

Vergine Maria, Madre della Redenzione, Angeli, Santi, dateci pastori fedeli a Cristo.