Commento alle letture del 19 Maggio 2018 – Mons. Costantino Di Bruno

Il commento alle letture del 19 Maggio 2018 a cura di  Mons. Costantino Di Bruno, Sacerdote Diocesano dell’Arcidiocesi di Catanzaro–Squillace (CZ).

SIGNORE, CHE COSA SARÀ DI LUI?

At 28,16-20.30-31; Sal 10; Gv 21,20-25

Il mistero della vita di ogni uomo è saldamente nascosto nel cuore del Padre ed è un segreto inviolabile. Nessun uomo della terra sa cosa avverrà di Lui fra qualche secondo. Tutta la Storia Sacra è l’attestazione di questa verità. Mai Noè avrebbe potuto pensare di divenire un giorno per la sua giustizia il “salvatore” della vita sulla terra. Giuseppe, il figlio di Giacobbe, avrebbe mai potuto solo immaginare di essere domani il viceré d’Egitto e di dispensare grano al mondo allora conosciuto? Mosè, il salvato dalle acque, salva il suo popolo attraverso le acque e lo conduce in un deserto inospitale per quaranta lunghi anni. Davide da pastore di greggi viene elevato alla grande dignità di essere il re di Israele. Il futuro di un uomo è solo e sempre nascosto nel cuore del Padre. A noi il dovere di chiedere sempre con grande umiltà che la divina volontà si compia su di noi. Questa richiesta Gesù l’ha messa a fondamento della sua preghiera: il Padre nostro. “Sia fatta nella mia vita e nell’universo la tua volontà”. San Paolo rivela ai Corinzi e agli Efesina che doni, vocazioni, ministeri vengono elargiti dallo Spirito Santo, nella sua libera e insindacabile volontà: “Come vuole”.

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Vi sono diversi carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversi ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diverse attività, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune: a uno infatti, per mezzo dello Spirito, viene dato il linguaggio di sapienza; a un altro invece, dallo stesso Spirito, il linguaggio di conoscenza; a uno, nello stesso Spirito, la fede; a un altro, nell’unico Spirito, il dono delle guarigioni; a uno il potere dei miracoli; a un altro il dono della profezia; a un altro il dono di discernere gli spiriti; a un altro la varietà delle lingue; a un altro l’interpretazione delle lingue. Ma tutte queste cose le opera l’unico e medesimo Spirito, distribuendole a ciascuno come vuole.  Ora voi siete corpo di Cristo e, ognuno secondo la propria parte, sue membra. Alcuni perciò Dio li ha posti nella Chiesa in primo luogo come apostoli, in secondo luogo come profeti, in terzo luogo come maestri; poi ci sono i miracoli, quindi il dono delle guarigioni, di assistere, di governare, di parlare varie lingue. Sono forse tutti apostoli? Tutti profeti? Tutti maestri? Tutti fanno miracoli? Tutti possiedono il dono delle guarigioni? Tutti parlano lingue? Tutti le interpretano? (1Cor 12,4-11.27-30). Ed egli ha dato ad alcuni di essere apostoli, ad altri di essere profeti, ad altri ancora di essere evangelisti, ad altri di essere pastori e maestri, per preparare i fratelli a compiere il ministero, allo scopo di edificare il corpo di Cristo, finché arriviamo tutti all’unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, fino all’uomo perfetto, fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo.(Ef 4,11-13).

Pietro segue Gesù. Si volta e vede Giovanni. Gli Chiede: “Signore, che cosa sarà di lui?”. La risposta è immediata: “Se voglio che egli rimanga finché io venga, a te che importa? Tu seguimi”. Quanto Gesù dice a Pietro, vale per ogni discepolo. Il discepolo di Gesù ogni giorno deve chiedere a Dio che gli riveli la sua volontà da compiere oggi per oggi, domani per domani. Basta. Altro non gli deve importare. Potrà solo pregare perché ogni altro discepolo obbedisca con immediata obbedienza al suo Signore.

Pietro si voltò e vide che li seguiva quel discepolo che Gesù amava, colui che nella cena si era chinato sul suo petto e gli aveva domandato: «Signore, chi è che ti tradisce?». Pietro dunque, come lo vide, disse a Gesù: «Signore, che cosa sarà di lui?». Gesù gli rispose: «Se voglio che egli rimanga finché io venga, a te che importa? Tu seguimi». Si diffuse perciò tra i fratelli la voce che quel discepolo non sarebbe morto. Gesù però non gli aveva detto che non sarebbe morto, ma: «Se voglio che egli rimanga finché io venga, a te che importa?». Questi è il discepolo che testimonia queste cose e le ha scritte, e noi sappiamo che la sua testimonianza è vera. Vi sono ancora molte altre cose compiute da Gesù che, se fossero scritte una per una, penso che il mondo stesso non basterebbe a contenere i libri che si dovrebbero scrivere.

Questa verità che oggi Gesù ci insegna, deve governare la vita di ogni discepolo. Ognuno è obbligato alla sua obbedienza, al suo ministero, alla sua vocazione. Signore dell’altro è Dio, solo Lui. Come Gesù ha mostrato al mondo intero come si obbedisce a Dio, così ogni discepolo deve mostrare alla Chiesa e al mondo come si obbedisce a Cristo. Facendo ognuno cosa è chiesto a Lui, diverrà modello ed esempio per tutti.

Vergine Maria, Madre della Redenzione, Angeli, Santi, fateci modelli di verità e di luce.

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