Commento alle letture del 13 Febbraio 2018 – Mons. Costantino Di Bruno

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Il commento alle letture del 13 febbraio 2018 a cura di  Mons. Costantino Di Bruno, Sacerdote Diocesano dell’Arcidiocesi di Catanzaro–Squillace (CZ).

DAL LIEVITO DEI FARISEI E DAL LIEVITO DI ERODE!

Gesù non vuole che la fede nella sua purissima parola divenga domani religione fatta di falsità, menzogna, cura di interessi personali, abbandono di Lui e della sua divina ed umana verità. Da fede generatrice di vita eterna si trasformerebbe in un apparato di schiavitù e di morte eterna. Nel Vangelo secondo Matteo Gesù rivela qual è il lievito dei farisei e degli scribi che mai dovrà essere messo nella farina del suo Vangelo.

Ma voi non fatevi chiamare “rabbì”, perché uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate “padre” nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste. E non fatevi chiamare “guide”, perché uno solo è la vostra Guida, il Cristo. Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo; chi invece si esalterà, sarà umiliato e chi si umilierà sarà esaltato.

Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che chiudete il regno dei cieli davanti alla gente; di fatto non entrate voi, e non lasciate entrare nemmeno quelli che vogliono entrare. Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che percorrete il mare e la terra per fare un solo prosèlito e, quando lo è divenuto, lo rendete degno della Geènna due volte più di voi. Guai a voi, guide cieche, che dite: “Se uno giura per il tempio, non conta nulla; se invece uno giura per l’oro del tempio, resta obbligato”. Stolti e ciechi! Che cosa è più grande: l’oro o il tempio che rende sacro l’oro? E dite ancora: “Se uno giura per l’altare, non conta nulla; se invece uno giura per l’offerta che vi sta sopra, resta obbligato”. Ciechi! Che cosa è più grande: l’offerta o l’altare che rende sacra l’offerta? Ebbene, chi giura per l’altare, giura per l’altare e per quanto vi sta sopra; e chi giura per il tempio, giura per il tempio e per Colui che lo abita. E chi giura per il cielo, giura per il trono di Dio e per Colui che vi è assiso.

Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pagate la decima sulla menta, sull’anéto e sul cumìno, e trasgredite le prescrizioni più gravi della Legge: la giustizia, la misericordia e la fedeltà. Queste invece erano le cose da fare, senza tralasciare quelle. Guide cieche, che filtrate il moscerino e ingoiate il cammello! Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pulite l’esterno del bicchiere e del piatto, ma all’interno sono pieni di avidità e d’intemperanza. Fariseo cieco, pulisci prima l’interno del bicchiere, perché anche l’esterno diventi pulito! Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che assomigliate a sepolcri imbiancati: all’esterno appaiono belli, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni marciume. Così anche voi: all’esterno apparite giusti davanti alla gente, ma dentro siete pieni di ipocrisia e di iniquità (Mt 23,8-28).

Gesù vuole i suoi discepoli dal cuore puro, mite, umile, sempre rivolto verso il suo cuore, al fine di ascoltarlo e seguirne tutti gli insegnamenti. Un cuore impuro trasforma in impurità anche le cose più sante. Una mente di peccato raschia dalla Parola di Dio anche le briciole di verità impossibili da togliere, perché sono la stessa parola nel suo tenore letterale. Eppure con la sua malvagità l’uomo riesce a dare voce contraria ad ogni parola proferita dal Dio di Abramo, Isacco, Giacobbe. Il lievito di Erode è l’immoralità che fa soccombere dinanzi alla prepotenza di una immoralità più grande.

Avevano dimenticato di prendere dei pani e non avevano con sé sulla barca che un solo pane. Allora egli li ammoniva dicendo: «Fate attenzione, guardatevi dal lievito dei farisei e dal lievito di Erode!». Ma quelli discutevano fra loro perché non avevano pane. Si accorse di questo e disse loro: «Perché discutete che non avete pane? Non capite ancora e non comprendete? Avete il cuore indurito? Avete occhi e non vedete, avete orecchi e non udite? E non vi ricordate, quando ho spezzato i cinque pani per i cinquemila, quante ceste colme di pezzi avete portato via?». Gli dissero: «Dodici». «E quando ho spezzato i sette pani per i quattromila, quante sporte piene di pezzi avete portato via?». Gli dissero: «Sette». E disse loro: «Non comprendete ancora?».

Come si fa ad evitare il lievito della falsità, dell’ipocrisia, della menzogna, dell’inganno, degli interessi personali, dell’immoralità che sempre soccombe dinanzi ad immoralità ancora più grandi e più prepotenti? Si può ad una condizione: che si ascolti il Signore senza pensare ad altre cose che disturbano mente e cuore. Si ascolta, se non si comprende, si chiede, ma senza alcuna distrazione. Invece i discepoli sono distratti, inseguono i loro pensieri. Quando si inseguono i propri pensieri, sempre si cade o nel lievito dei farisei o in quello di Erode. Inseguire i pensieri di Cristo è salvezza sempre.

Vergine Maria, Madre della Redenzione, Angeli, Santi, fateci ascoltatori di Cristo Gesù.

LEGGI IL BRANO DEL VANGELO
Lc 9,28-36
Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare.
Mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. Ed ecco, due uomini conversavano con lui: erano Mosè ed Elìa, apparsi nella gloria, e parlavano del suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme.
Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; ma, quando si svegliarono, videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui.
Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi essere qui. Facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elìa». Egli non sapeva quello che diceva.
Mentre parlava così, venne una nube e li coprì con la sua ombra. All’entrare nella nube, ebbero paura. E dalla nube uscì una voce, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!».
Appena la voce cessò, restò Gesù solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto.

C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.

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