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Commento alle letture del 12 Febbraio 2019 – Mons. Costantino Di Bruno

Il commento alle letture del 12 Febbraio 2019 a cura di  Mons. Costantino Di Bruno, Sacerdote Diocesano dell’Arcidiocesi di Catanzaro–Squillace (CZ).

E di cose simili ne fate molte

Gen 1,20-2,4a; Sal 8; Mc 7,1-13

Se il Signore condanna il solenne culto che viene celebrato nel suo tempio santo, perché non frutto della perfetta obbedienza ai suoi Comandamenti, può gradire la tradizione degli antichi che si costruisce sull’eliminazione della stessa Legge e dei suoi Comandamenti, sui quali l’Alleanza è stata stipulata? Le parole di Isaia manifestano tutto il disgusto del Signore verso un culto celebrato come coltre per nascondere il peccato, che è universale disobbedienza alla sua volontà, opposizione alla sua Parola.

«Perché mi offrite i vostri sacrifici senza numero? – dice il Signore. Sono sazio degli olocausti di montoni e del grasso di pingui vitelli. Il sangue di tori e di agnelli e di capri io non lo gradisco. Quando venite a presentarvi a me, chi richiede a voi questo: che veniate a calpestare i miei atri? Smettete di presentare offerte inutili; l’incenso per me è un abominio, i noviluni, i sabati e le assemblee sacre: non posso sopportare delitto e solennità. Io detesto i vostri noviluni e le vostre feste; per me sono un peso, sono stanco di sopportarli. Quando stendete le mani, io distolgo gli occhi da voi. Anche se moltiplicaste le preghiere, io non ascolterei: le vostre mani grondano sangue. Lavatevi, purificatevi, allontanate dai miei occhi il male delle vostre azioni. Cessate di fare il male, imparate a fare il bene, cercate la giustizia, soccorrete l’oppresso, rendete giustizia all’orfano, difendete la causa della vedova». «Su, venite e discutiamo – dice il Signore. Anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, diventeranno bianchi come neve. Se fossero rossi come porpora, diventeranno come lana. Se sarete docili e ascolterete, mangerete i frutti della terra. Ma se vi ostinate e vi ribellate, sarete divorati dalla spada, perché la bocca del Signore ha parlato» (Is 1,11-20).

Ai tempi di Gesù si era andati ben oltre. Non si agiva ignorando i Comandamenti del Signore, si lavorava per eludere la stessa Legge. Mentre anticamente uno poteva avere un rimorso e convertirsi, con scribi e farisei questo rimorso veniva annullato, perché, aggirando la Parola del Signore, ognuno credeva di essere nella giustizia, nella verità, nella luce. Non ci si lavava le mani prima di prendere cibo, si veniva accusati di grave trasgressione della tradizione. Si peccava. Si eliminava un Comandamento neanche veniva in mente che non era quella la volontà di Dio. Gesù lo dice con molta chiarezza: “E di cose simili ne fate molte”. Si pagava la decima del cumino, della menta o di altre erbe, ma si trascurava la giustizia, la misericordia, la fedeltà.

Si riunirono attorno a lui i farisei e alcuni degli scribi, venuti da Gerusalemme. Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con mani impure, cioè non lavate – i farisei infatti e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavati accuratamente le mani, attenendosi alla tradizione degli antichi e, tornando dal mercato, non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e osservano molte altre cose per tradizione, come lavature di bicchieri, di stoviglie, di oggetti di rame e di letti –, quei farisei e scribi lo interrogarono: «Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani impure?». Ed egli rispose loro: «Bene ha profetato Isaia di voi, ipocriti, come sta scritto: Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me. Invano mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini. Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini». E diceva loro: «Siete veramente abili nel rifiutare il comandamento di Dio per osservare la vostra tradizione. Mosè infatti disse: Onora tuo padre e tua madre, e: Chi maledice il padre o la madre sia messo a morte. Voi invece dite: “Se uno dichiara al padre o alla madre: Ciò con cui dovrei aiutarti è korbàn, cioè offerta a Dio”, non gli consentite di fare più nulla per il padre o la madre. Così annullate la parola di Dio con la tradizione che avete tramandato voi. E di cose simili ne fate molte».

Gesù vuole che si faccia un netta distinzione tra ciò che è Parola del Signore e ciò che realizzazione personale della Parola, tra ciò che è decreto degli uomini e ciò che invece è Vangelo. Quanto viene da Dio è immodificabile nei secoli. Quanto viene dagli uomini non può mai avere valore di legge, a meno che non sia chiara, anzi evidentissima attuazione della Parola del Signore. Vale anche per noi la regola che alla Parola nulla si aggiunge e nulla si toglie, essendo la Legge di Dio perfetta. L’attenzione dovrà essere somma per tutti i “traduttori” in regole della Parola di Cristo Gesù.

Madre di Dio, Angeli, Santi, fate che mai eludiamo la Parola con le nostre tradizioni.

Fonte@MonsDiBruno

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