Commento al Vengelo del 28 Agosto 2021 – Monaci Benedettini Silvestrini

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Qualsiasi cosa mi chiederai, te la darò.

Il peccato genera il peccato. Una condotta riprovevole ed una vita basata solo sull’appagamento dei propri desideri può portare a conclusioni drammatiche, anche se non sempre volute completamente. E’ quanto è accaduto ad Erode che si trova “costretto” a far uccidere San Giovanni Battista. La scena che ci presenta San Marco è rapida nei suoi tratti ma profonda nelle rappresentazioni psicologiche dei personaggi.

Centrale è la debolezza di Erode, presentato come un peccatore sottomesso alle leggi del desiderio e dal potere sfrenato. La sua carica regale è sfruttata per appagare i suoi desideri con feste e banchetti, dove regna la lussuria. Si lascia avvincere dal ballo lascivo di una giovane ragazza: Salomè. Imprudentemente Erode si lascia sfuggire un giuramento che risulterà fatale per la presenza di Erodìade che covava nel suo seno desideri di vendetta. La regina consiglierà perfidamente la figlia che le sembra sottomessa.

Erode, Salomè ed Erodìade, seppur con connotati psicologici diversi, sembrano essere sottomessi; le loro azioni e le loro decisioni non sono libere ma condizionate da altri fattori. A queste figure si contrappone nettamente quella di San Giovanni nella sua integrità. Egli si trova in carcere ma dimostra una libertà interiore più forte.

E’ perfettamente consapevole delle conseguenze delle sua azioni e non rinuncia a proclamare la verità, anche se ciò gli costerà la vita. Sono due prospettive di vita completamente diverse; due ideali che si contrappongono, che ci insegnato dove si trovi la vera libertà. Il peccato rende schiavo l’uomo, la verità lo rende libero è l’insegnamento di Gesù che in San Giovanni trova la sua piena attuazione.

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