Commento al Vangelo di domenica 3 giugno 2018 – don Mauro Leonardi

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I discepoli si rivolgono a Gesù come se la Pasqua fosse un evento liturgico cui essi presenzieranno ma senza una reale partecipazione. Gesù, invece, vuole mangiare la Pasqua con i suoi discepoli così che la frazione del suo pane e del suo corpo si faccia subito e chiaramente comunione e fecondità di Parola, Spirito e Carità.

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Poesia

Un giorno strano. Diverso dagli altri giorni. È un giorno di festa. Cerco una casa per te. Preparo una festa per noi. Attesi da un uomo con una brocca, da seguire, da un uomo con una casa e una sala già pronta. Tutto è pronto. Tutti sanno cosa fare. Solo io non lo sono. Solo io non lo so. Ma ho te. Mi fido di te. Faccio quello che mi dirai. Ti attendo amore mio. Ti attendo dove mi hai detto tu. Nella sala preparata da altri. Ti attendo dove vuoi tu. Vieni presto. Ho fame. Ho sete. Vorrei essere come quella sala. Già arredata. Già pronta. Per te. Vorrei essere come quel tavolo. Con il tuo pane. Con il tuo vino. Sopra. Vorrei essere come quel pane e quel vino. Spezzata dalle tue mani. Versata dalle tue mani. Vorrei essere già nel regno di Dio dove mangerai e berrai di nuovo con me. Dove mangerò e berrò nuovamente di te. Hanno appena finito di mangiare quello che hai spezzato per loro. Hanno appena finito di bere quello che hai versato per loro. Ho sentito le vostre voci cantare. Ora siete usciti. Entro in questa sala vuota preparata per te e c’è ancora il tuo profumo. Questa tavola con il piatto, il calice, vuoti, ha ancora i tuoi segni. Sento ancora la tua voce che spezza, che versa, il pane e il vino che avevo preparato per te. È una pasqua di carne e di sangue. Sei un corpo, una vita, spezzata e versata. Ti custodisco io, amore mio. Ti seguo con il pensiero, con tutta l’anima, sul monte degli ulivi. Ovunque andrai. Fino al giorno in cui non berrai di nuovo.

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