Commento al Vangelo del 8 Aprile 2020 – mons. Giuseppe Mani

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Abbiate gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù” Continuiamo a stare vicino a Gesù nel Getsemani per rimanere uniti ai nostri fratelli che soffrono. Stare loro vicino vuol dire penetrarne i sentimenti e i desideri più profondi . Gesù ci manifesta il comune desiderio di chi sta soffrendo: non sentirsi abbandonato.

Nel vangelo più volte Gesù cerca la solitudine per pregare. “Al mattino, prima che si facesse giorno, si alzò e andò in un luogo solitario e lì pregava”(Mc 1,35) “Quando ebbe rimandato la folla, salì sulla montagna da solo per pregare. Venuta la sera era ancora là solo” (Lc 5,16). Il paradosso della scena del Getsemani risulta dalla stato di angoscia in cui si trova Gesù, da una parte vuol farsi accompagnare nella sua veglia di preghiera da tre dei suoi apostoli, dall’altra, conformemente alla sua abitudine si allontana per restare solo.

Pietro però ci racconta, come riferisce il vangelo di Marco, che “Si gettò a terra e pregava che se fosse possibile passasse da Lui quell’ora. E diceva “Abba Padre, tutto è possibile a te. Allontana da me questo calice! Però non ciò che io voglio ma ciò che vuoi Tu”.
Due parole sono capitali per capire il dramma del Getsemani: “l’Ora” e “Il Calice”.
L’ora. Nel Quarto Vangelo lo svolgimento sia della storia dell’umanità sia dell’esistenza degli individui è guidata da Dio che ne fissa i momenti decisivi, senza che in alcun modo sia compressa la libertà umana. Gesù lo aveva detto: “Il mio tempo è vicino. Il destino di Gesù è subordinato all’ora segnata dal Padre.

Per ciascuno di noi è segnata l’ora del Padre, l’ora della nostra chiamata che solo il Padre conosce, è certo che verrà e ogni anno ci passiamo sopra senza accorgercene. Quella sarà la “nostra ora”. Dio non ce la rivela in anticipo perché è, come per Gesù, accompagnata dalla sofferenza.

Il Calice da bere è inseparabile dall’ora in cui il Figlio dell’uomo è consegnato nelle mani dei peccatori ed esprime le sofferenze che Isaia descrive nel canto del Servo (53,5) “Egli è stato trafitto per i nostri delitti, schiacciato pe le nostre iniquità. Il castigo che ci da salvezza si è abbattuto su di Lui, per le sue piaghe siamo stati guariti”.

Qual è l’atteggiamento da tenere quando verrà la nostra ora e ci verrà offerto il calice da bere?
“Vegliate e pregate per non entrare in tentazione. Lo spirito è pronto ma la carne è debole”.
Ogni uomo conosce bene questa lotta tra lo spirito e la carne e Gesù quando parla della tentazione intende la grande prova messianica, i dolori del parto dei quali parla la Bibbia, la crisi necessaria nella quale si deve passare attraverso il crogiolo della sofferenza per conoscere l’era della salvezza. Il “calice “ è sinonimo di Croce e la Croce faceva paura e metteva angoscia anche a Gesù.

I nostri amici e fratelli malati in questi giorni sono sulla Croce, vivono questa condizione di paura, angoscia e tristezza. Il modo per essere loro vicino in questo momento in cui non possiamo neppure avere la consolazione di servirgli, di tenere loro la mano è quello di pregare per loro perché anche se il loro spirito è pronto la carne è debole e devono affrontare la loro lotta con fede e coraggio e in questo possiamo essere loro di aiuto con la nostra preghiera.

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