Commento al Vangelo del 22 Marzo 2020 – Servizio Pastorale Giovanile di Pompei

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«Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio».

CHE SGUARDO HAI?

Gesù va oltre l’aspetto del peccato, pone il suo sguardo amoroso direttamente sull’infermità dell’uomo “la cecità”. Davanti a sè vede solo un uomo bisognoso di salvezza. Anche i discepoli che sono con Gesù, vedono quest’uomo, cieco, ma con sguardo diverso. Essi conoscono la dottrina tradizionale che lega in modo automatico malattia e peccato. Innanzitutto essi non sanno vedere la sofferenza di un uomo ma cercano di spiarne il peccato. Gesù, invece, rifiuta lo sguardo dei discepoli, non propone alcuna spiegazione a quella cecità, al male sofferto dal cieco, e con una reazione di umanissima compassione gli si avvicina e opera affinché il male venga soppresso e possa trionfare la vita.

Anche noi volontari, nel nostro piccolo, con il servizio alla mensa, viviamo l’esperienza dell’accoglienza. Un’accoglienza che ci chiama ad andare oltre l’aspetto della religione, del colore o dello stato socio-culturale della persona che abbiamo davanti. Viviamo l’esperienza di vedere il nostro sguardo trasformarsi gradualmente e divenire sempre più attento alla loro povertà, alle loro esigenze e al loro bisogno di ricevere assieme al pasto un sorriso, un gesto che li faccia sentire a casa e non estranei. Oggi più che mai in una società come la nostra, dove siamo più abili a giudicare la diversità altrui che ad abbracciarla, il povero, ha bisogno di incontrare persone capaci di accoglierlo come ha fatto Gesù.


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