Commento al Vangelo del 21 dicembre 2016 – don Antonello Iapicca

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LA DANZA DELLA FEDE

Arriva il Natale, e viene a fare nuove tutte le cose. Anche ogni nostra relazione. La Visitazione della Vergine Maria ad Elisabetta è una profezia e un annuncio per tutte le coppie di sposi, per i fidanzati, per ogni relazione tra genitori e figli, tra fratelli, parenti, amici, colleghi di lavoro, vicini di casa. Dio si è fatto carne per mezzo di un Annuncio che ha catapultato Maria nello stesso zelo che avrebbe divorato il suo Figlio.

Lo zelo per la “sua” casa, per la vita di ogni uomo. Maria corre verso Elisabetta nella fretta di vedere compiute in lei le parole che ha ascoltato, perché ogni annuncio è legato indissolubilmente ai segni che Dio offre come appoggio sicuro per credere. La “beatitudine” di Maria è svelata proprio da Elisabetta, il segno che l’Angelo le aveva annunciato.

La fede autentica non è mai un salto nel buio, ma un cammino sulle orme disegnate da Cristo con le opere concrete che indicano la sua vittoria sulla morte. Nel caso di Elisabetta nella sua sterilità. La Parola si fa carne e spinge Colei nel cui seno ciò sta avvenendo a contemplare nella cugina lo stesso potere. La fede cioè non è mai chiusa nell’intimismo, ma si nutre dei segni che Dio ci dona compiendoli in chi ci è accanto. E così, la fede genera stupore, e si fa a sua volta segno offerto alla fede dell’altro.

Questo è il fondamento di ogni matrimonio cristiano vissuto nel grembo benedetto della Chiesa. Tutti siamo frutto della fede di Maria e dello zelo della Chiesa che viene a visitarci per contemplare in noi l’opera di Dio e schiudere le nostre labbra alla stessa benedizione di Elisabetta: “Beata tu Maria”, beata tu Chiesa, che hai creduto e ora vieni a me a sigillare nella tua fede l’opera che Dio ha iniziato in me. Sì, la fede è fonte e origine della comunione piena di gioia che possiamo contemplare nel brano di oggi. Così un marito è chiamato ad ascoltare ogni giorno la Chiesa che gli annuncia il miracolo della Parola che si fa carne in lui, l’amore di Dio compiuto in Cristo che lo lega indissolubilmente a sua moglie.

E in virtù di questo annuncio è spinto verso sua moglie per visitarla, così come ella è, sterile, stanca, nervosa, che non può o non vuole unirsi a lui, per contemplare in lei l’opera di Dio, la stessa opera della Grazia che è stata annunciata e ha cominciato a operare in lui. Ad ascoltarla, ad accettare i suoi sfoghi, a prendere su di sé i suoi peccati, e lasciare che si infrangano sulla roccia dell’amore che si sta facendo carne in lui. Questa è la fede che opera attraverso la carità, vera, virile, cristiana, cioè di chi appartiene davvero a Cristo. E così anche la moglie è spinta nella fretta dell’amore riversato in lei verso suo marito a contemplare ciò che Egli ha iniziato ad operare in lui. Questo è il fondamento del matrimonio, il segreto della sua indissolubilità, il dono che, nella Chiesa, il Signore vuole farci e rinnovarci in questo Natale.

E così i genitori verso i figli, e i figli verso i genitori; così si “allenano” due fidanzati, così un sacerdote verso la comunità che gli è affidata, così i fratelli nella Chiesa. Visitarci l’un l’altro per appoggiare la nostra fede nella stessa opera di Dio che ci unisce in Cristo, questo è il nostro pellegrinaggio verso la stalla di Betlemme. Non a caso la prima Domenica dopo Natale è quella della Sacra Famiglia. Una famiglia santa e rinnovata in Cristo, non è questo il regalo più bello che tutti attendiamo? Non dubitate, anche se sembra andare tutto a rotoli, Dio si fa carne per noi, per offrirci l’orma santa della sua carne nella nostra vita. Per farne una danza, come quella di Giovanni nel seno di Elisabetta, come quella di Davide quando ha introdotto a Gerusalemme l’arca nella quale era custodita la Torah.

Il matrimonio e ogni relazione come una danza ebbra di gioia – la danza della fede – perché la Parola si fa carne proprio nella debolezza, come Gesù nella stalla di Betlemme.

Don Antonello Iapicca
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Dal Vangelo secondo Luca 1,39-56.

In quei giorni Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo. Elisabetta fu piena di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che debbo che la madre del mio Signore venga a me? Ecco, appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore».