Commento al Vangelo del 19 Luglio 2020 – don Giovanni Berti (don Gioba)

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Questa è la mia parabola di Gesù preferita. Non che le altre raccolte nel Vangelo siano meno belle e ispiranti, ma in questa ho sempre trovato una specie di antidoto spirituale per tutte le mie difficoltà di vita e di fede.
Gesù usa questa immagine del campo di grano misto a zizzania (pianta molto simile all’inizio della crescita ma profondamente diversa come esito) prima di tutto per parlare di sé stesso e della sua azione nel mondo.

Gesù per i suoi contemporanei non è come ci si aspettava. Delude molto le aspettative del messia potente e decisivo che appena appare nel mondo subito divide bene e male, buoni e cattivi, salvati e perduti. Gesù entra nel mondo e si manifesta pian piano, partendo da una giovane ragazza di una regione remota, la Galilea, nascendo in modo tutto sommato piccolo e nascosto, opera in città e villaggi di pescatori e dopo un iniziale successo sembra pian piano perdere terreno dal punto di vista della fama e del seguito. E poi la cosa più scandalosa e disorientante è che quando incontra quelli che sono considerati pubblicamente dei peccatori e impuri, non opera mai giudizi ma pratica accoglienza, ascolto e guarigione. E invece se la prende spesso con chi ha le idee chiare dove sta il giusto e lo sbagliato, come i farisei.

C’è un modo di dire che si usa spesso, che è quello di “contare fino a mille…” prima di reagire difronte ad una situazione negativa e nell’esprimere giudizi sulle persone. Ammetto che a volte fatico a contare fino a due e reagisco “di pancia” nelle situazioni di contrasto. E quante volte sono stato smentito e mi sono dovuto ricredere verso situazioni e persone. “Contare fino a mille” mi costringe a fermare la reazione e provare a vedere l’altro con pazienza e nella sua complessità. E il “tempo della misericordia” che rallenta il giudizio e lascia spazio alla comprensione.

Questo è il tempo di Gesù, che durante la sua missione come uomo tra gli uomini, li guardava nella loro vita complessa con la certezza di base che in ognuno Dio ha seminato del bene. Gesù vedeva il seme di Dio in tutti anche se non sempre era evidente in mezzo ai tanti sbagli ed errori! Gesù aveva quella lentezza che lo portava a credere che nel campo di vita di chi aveva davanti, anche fosse il peggior peccatore e la persona più lontana da lui, c’era del bene che non andava mai strappato. La fretta del giudizio che spesso abbiamo come uomini sia a livello umano e molto di più a livello religioso, rischia davvero di renderci più veloci di Dio stesso nel giudicare e quindi alla fine fare il contrario di quello che è il suo stile, lo stile di Gesù.

Gesù insegna con questa parabola così semplice ma efficace che il suo tempo e così anche il nostro non è quello del giudizio ma quello della misericordia, del perdono, della pazienza, dell’ascolto vero dell’altro, della seconda e terza e quarta opportunità, della ricerca del più piccolo segno e occasione di bene…
Ecco perché è la mia parabola preferita, perché mi ricorda che anche in me stesso c’è il grano buono in mezzo alla zizzania, che c’è sempre del bene in mezzo al male che spesso sperimento e che rischia di deprimermi.

Questa parabola mi invita a fare altrettanto con quel che mi succede attorno e con le persone che incontro, soprattutto con quelle con le quali mi scontro. Misericordia, pazienza, ottimismo… e niente fretta! Contare fino a mille… lentamente per non strappare quel bene che Dio ha messo sempre nel campo della vita. E così alla fine sperimento anche io la cosa più bella che rende Dio quel che è nel profondo: amore e misericordia!

Fonte: il blog di don Giovanni Berti (“in arte don Gioba”)