Commento al Vangelo del 17 Marzo 2020 – Servizio Pastorale Giovanile di Pompei

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«Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli?».

Quante volte dobbiamo perdonare? Secondo la tradizione giudaica, tre volte. San Pietro, che già conosce la profondità della misericordia di Dio, amplia quel numero e chiede a Gesù se si debba perdonare sette volte. Ricordava forse la legge di Lamech, quinto discendente di Caino, che nella Genesi dice alle due mogli Ada e Zilla: «Ho ucciso un uomo per una mia scalfittura e un ragazzo per un mio livido.

Sette volte sarà vendicato Caino ma Lamech settantasette» (Gn 4, 23-27). Gesù dà una risposta che non lascia spazio ad interpretazioni. Quante volte dovrai perdonare? Settanta volte sette, cioè un numero infinito di volte. Ancora le logiche umane sono ribaltate. Se pure la vendetta, al primo assaggio, ha un sapore dolce, diventa presto sempre più amara fino a diventare una specie di veleno che fa male anche a noi stessi.

Dio, che ci aspetta nel confessionale, è sempre pronto ad accogliere chi chiede perdono, chi vuole far ritorno al suo amore infinito. Non c’è nessun buio così tenebroso da cui non si può riemergere verso la luce. Quando era giovane, Bartolo Longo, studente universitario a Napoli, si allontanò dalla vita di fede, aderendo addirittura allo spiritismo. Ma si convertì e divenne apostolo del Rosario e della carità. Dio lo ha perdonato.

Gli uomini avrebbero fatto altrettanto?


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