Commento al Vangelo del 17 Aprile 2020 – don Giovanni Berti (don Gioba)

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… che c’è da mangiare?

Domanda classica quando arriva l’ora del pasto quotidiano. Se lo domanda sia chi prende il cibo ma anche chi lo prepara, aprendo frigo e dispensa. Me lo domando anche io che sono capace al massimo di aprire il microonde o scaldare sul fuoco qualcosa di pronto.
E’ la domanda che Gesù fa ai discepoli dalla riva, mentre li vede tirare sulla barca le reti vuote: “non avete nulla da mangiare?”. E no! Non c’è da mangiare né per noi, né per le nostre famiglie… (Vangelo di Giovanni cap. 21)

Quanti anche oggi hanno il piatto vuoto e soffrono la fame nel mondo, ma anche vicino a noi, e magari anche noi. Forse non si tratta della mancanza della pietanza ma della mancanza di qualcuno con cui condividere il pasto. Quanti hanno un pranzo ma nessuno accanto, e questo rende il pranzo nutriente per lo stomaco ma non sazia la fame di amore.

Povertà e solitudine, che a volte vanno anche insieme, non passano inosservate a Gesù, che come guarda le reti vuote dei suoi amici, guarda anche le nostre povertà.
Ai suoi discepoli lancia la sfida di gettare ancora le reti e a tirarle su insieme e…. scatta l’abbondanza! Fino a quel momento non avevano capito che era Gesù, ma lo riconoscono da quel segno, dalle reti che si riempiono e tolgono la tristezza e la paura di rimanere poveri e soli.

Ancora una volta non è Gesù a fare da solo il miracolo, ma chiede che siano loro a fidarsi e gettare di nuovo la rete in mare.
“E’ il Signore” dice un discepolo appena vede che per la parola di quell’uomo le reti si riempiono!

“E’ il Signore” anche per noi, per me. Lui mi invita a non cedere alla tristezza e alla rassegnazione, ma di riprovare e riprovare ancora, confidando nella forza che il suo amore ha messo nelle mie mani e dentro la rete della mia vita.
La povertà e la solitudine non avranno mai l’ultima parola se anche io mi fiderò di lui e della sua sfida: “getta le reti….” e ci sarà da mangiare per tutti.

Fonte: il blog di don Giovanni Berti (“in arte don Gioba”)