Commento al Vangelo del 17 aprile 2018 – Paolo Curtaz

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Ha appena sfamato cinquemila famiglie a partire dalla merenda di un generoso adolescente. La folla, entusiasta, è accorsa per farlo diventare re ed egli è fuggito.

Sconsolato, Gesù invita tutti a cercare un altro cibo, a credere in lui. E questi, incredibilmente, chiedono un ulteriore segno per poter credere. Non basta il segno grandioso appena compiuto? Di quanti segni abbiamo bisogno per credere, infine?

Quanti segno dobbiamo ricevere per convertire il nostro cuore? Perché Dio deve fare il saltimbanco e superare continuamente gli esami a cui lo sottoponiamo? La folla alza il tiro: certo, hanno visto il prodigio, ma Mosé, Dice la Scrittura, ha sfamato il popolo nel deserto con la manna per decenni.

Sperano di convincere Gesù a fare lo stesso, vagheggiano una sistemazione definitiva, sognano la risoluzione del quotidiano problema della fame. Cosa credono, di blandire Dio? Di sfidarlo? Di giocare al rialzo. Certo, sì.

Come facciamo noi, purtroppo. Dio ha manifestato la sua potenza, nella nostra vita, ma il rischio è quello di chiedere di più, di volere ancora e ancora, di chiedere a Dio di piegarsi alla nostra volontà, visto che non riusciamo a piegarci alla sua…

Paolo Curtaz – qui il commento nel suo blog

Gv 6, 30-35
Dal Vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, la folla disse a Gesù: «Quale segno tu compi perché vediamo e ti crediamo? Quale opera fai? I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: “Diede loro da mangiare un pane dal cielo”».
Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: non è Mosè che vi ha dato il pane dal cielo, ma è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero. Infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo».
Allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo pane».
Gesù rispose loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!».

C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.

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