Commento al Vangelo del 12 Marzo 2020 – Servizio Pastorale Giovanile di Pompei – Lc 16, 19-31

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«Figlio, ricordati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti».

La parabola del ricco e del povero, ovvero Lazzaro, penso sia tra quelle che più ricordiamo in assoluto. Il ricco non ha nome, per lui la ricchezza è diventata l’identità, mentre il povero, Lazzaro, ci fa capire quanto sia profondo l’amore di Gesù per lui.

Sì, perché nelle parabole quasi nessuno mai possiede nome…Lazzaro è un’eccezione. Ma analizziamo l’episodio. Lazzaro muore e viene portato nel seno di Abramo, muore il ricco e viene portato all’inferno. Perché il ricco è condannato? La sua colpa è la ricchezza? No, la sua colpa è l’indifferenza.

Il suo peccato è non aver mai dato nulla, né una briciola, né una parola, né un gesto. Per lui Lazzaro nemmeno esiste. Non lo vede, ma non intendo con gli occhi, intendo con il cuore. Dunque, dopo la morte, Lazzaro è portato in alto, il ricco in basso. Dopo la morte la prospettiva è capovolta. Ma in realtà il ricco l’inferno se lo era creato già in vita, perché l’eternità si costruisce nel tempo.

Se non si è preoccupato di Dio e dei fratelli in Terra, perché preoccuparsene adesso? L’inferno è stato nutrito proprio dalla sua indifferenza… allora, finché siamo in tempo, se qualcuno ha bisogno di noi, corriamo da lui!


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