Benedetto XVI – Commento al Vangelo del 28 Febbraio 2020

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La tradizione del digiuno

Oggi, iniziando la Quaresima, ricordiamo i quaranta giorni di digiuno che il Signore ha vissuto nel deserto prima di intraprèndere il suo ministero pubblico. Come Mosè prima di ricevere le tavole della legge, o come Elia prima di incontrare il Signore sul monte Oreb, Gesù pregando e digiunando, si preparò per la sua missione, il cui inizio fu un duro scontro con il tentatore.

La Sacra Scrittura (sin dallo stesso “Genesi”) e tutta la tradizione cristiana insegnano che il digiuno è di grande aiuto per evitare il peccato e tutto ciò che ad esso induce. Per questo nella storia della salvezza troviamo in varie occasioni l’invito a digiunare. Nel Nuovo Testamento, Gesù racconta la sua ragione profonda: il digiuno della propria volontà permette compiere la volontà del Padre celestiale.

-Se Adamo disobbedì l’ordine del Signore di “non mangiare dell’albero della conoscenza del bene e del male”, con il digiuno desidero sottomettermi umilmente a Dio, confidando nella sua bontà e misericordia.

Il commento è tratto dai testi di Benedetto XVI. A cura di evangeli.net


LEGGI IL BRANO DEL VANGELO DI OGGI

Quando lo sposo sarà loro tolto, allora digiuneranno.
Dal Vangelo secondo Matteo Mt 9, 14-15 In quel tempo, si avvicinarono a Gesù i discepoli di Giovanni e gli dissero: «Perché noi e i farisei digiuniamo molte volte, mentre i tuoi discepoli non digiunano?». E Gesù disse loro: «Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto finché lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto, e allora digiuneranno». Parola del Signore