Benedetto XVI – Commento al Vangelo del 2 Aprile 2020 – Gv 8, 51-58

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Gesú, “Io sono” prima di Abramo

Oggi, si presenta di nuovo l’“Io sono” di Gesù. Continua ancora nell’aria la domanda: “Chi sei tu?”; “da dove vieni?”. Il riferimento che gli interlocutori rivolgono a Dio quale Padre, più in là di Abramo, dà al Signore l’opportunità di spiegare, ancora una volta, con chiarezza la Sua origine.

Come afferma Gesù, Abramo non solo rimette –oltre sé stesso- a Dio Padre, ma soprattutto verso il futuro, verso Gesù, verso il Figlio: “Abramo, vostro padre, saltava di gioia, al pensiero di vedere il mio giorno: lo vide e si riempì di gioia”. All’obbiettare i giudei che Gesù non poteva aver visto Abramo, risponde loro: “Prima che nascesse Abramo, Io sono”: “Io sono” ancora una volta appare misteriosamente innalzato il semplice “Io sono”, adesso, però, definitivo in contrasto con l’ “era” di Abramo.

Di fronte al mondo dell’arrivare e del passare, del sorgere e del perire, si contrappone l’ “Io sono” di Gesù, un modo di essere assolutamente unico, che supera tutte le categorie umane.


Il commento è tratto dai testi di Benedetto XVI. A cura di evangeli.net