Benedetto XVI – Commento al Vangelo del 12 Novembre 2019

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La morte: uno sguardo alla realtà

Oggi, nella prospettiva della sapienza evangelica, la morte stessa appare quale portatrice di un’insegnanza salutare, perché obbliga a guardare faccia a faccia la realtà, esorta a riconoscere la caducità di quello che appare grande agli occhi del mondo. Davanti alla morte, non ha più interesse nessun motivo di orgoglio umano (“siamo servi inutili”) e, invece, emerge quello che ha vero valore (“abbiamo fatto quello che dovevamo fare”).

Tutto finisce; tutti, in questo mondo, siamo di passaggio. Solamente Dio ha vita in Se stesso; Egli è la Vita. La nostra è una vita partecipata, data “ab alio” (“da un altro”); perciò un uomo può arrivare alla vita eterna per motivo della sua relazione particolare che il Creatore gli ha conferito con Se stesso.

Padre, al vedere che l’uomo si era allontanato da Te, con la disubbidienza (siamo servi inutili!), Tu hai fatto qualcosa in più e hai creato una nuova relazione tra Te e noi: Cristo, Tuo Figlio, accettandoci nella Sua obbedienza, “ha dato la Sua vita per noi”.

Fonte: evangeli.net

LEGGI IL BRANO DEL VANGELO DI OGGI

Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare.

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 17, 7-10

In quel tempo, Gesù disse:
«Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”? Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, strìngiti le vesti ai fianchi e sérvimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti?
Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”».

Parola del Signore

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