Benedetto XVI – Commento al Vangelo del 10 Aprile 2020

151

La preghiera di Cristo nell’orto di Getsemani

Oggi, il Monte degli Ulivi -lo stesso di allora- è uno dei luoghi più venerati del cristianesimo. Li troviamo un drammatico punto culminante del mistero del nostro Redentore: lì, Gesù ha sperimentato “l’ultima solitudine “, tutta la tribolazione di essere uomo. Lì, l’abisso del peccato e del male giunse in fondo dell’anima. Ci rabbrividì davanti la morte imminente. Lì lo baciò il traditore. Lì tutti i discepoli lo abbandonarono.

San Giovanni raccoglie tutte queste esperienze e dà una interpretazione teologica del luogo: con la parola “orto” si riferisce alla storia del Paradiso e del peccato originale. Ci vuol dire che la storia si riprende lì. In quell’orto, nel “giardino” di Eden, c’è un tradimento, ma l’”orto” è anche il luogo della resurrezione.

Nell’orto Gesù ha accettato fino in fondo la volontà del Padre, l’ha fatta sua, e così ha trasformato la storia. Qui Egli ha lottato anche per me!

La postura della preghiera: Gesù prega in ginocchio

Oggi, dopo l’esortazione alla vigilanza rivolta agli Apostoli, Gesù si allontana un pò. Inizia propriamente la preghiera del Monte degli Ulivi. Matteo e Marco ci raccontano che Gesù cadde faccia in terra: la postura di preghiera che espressa estrema sottomissione alla volontà di Dio, l’abbandono più radicale a Lui, una posizione che la liturgia occidentale include anche ancora oggi Venerdì Santo e nella professione monastica, nell’Ordinazione di diaconi, sacerdoti e vescovi.

Tuttavia, Luca dice che Gesù pregò in ginocchio. Inizia cosí, in base alla posizione della preghiera, questa lotta notturna di Gesù nel contesto della storia della preghiera cristiana: mentre lo lapidavano, Stefano piega le ginocchia e prega (cfr AT 7,60), Pietro si inginocchia prima di resucitare Tabitha dalla morte (cfr At 9,40), si inginocchia Paolo nell’addio agli anziani di Efeso (Atti 20:36) …

Signore, l’uomo non è mai cosí uomo come quando si inginocchia davanti a Te.


Il commento è tratto dai testi di Benedetto XVI. A cura di evangeli.net