Arcidiocesi di Pisa – Commento al Vangelo del 8 Marzo 2021

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“Da Nazaret può mai uscire qualcosa di buono?” chiese Natanaele a Filippo (Gv 1, 46). Avrà avuto le sue buone ragioni a fare quella domanda: da un paese chiuso, arroccato nelle sue abitudini, dove non è permesso a nessuno pensare o fare qualcosa che non abbiano fatto i suoi predecessori, che novità può mai venire? Il brano del vangelo che leggiamo oggi dà conferma del dubbio di Filippo. Gesù si presenta ai suoi compaesani come inviato dal Signore ad annunciare una buona notizia, e riceve in risposta una reazione di iniziale perplessità mista a scherno, e poi di sdegno violento e minaccioso. Perché la legge è già stata data, e non c’è bisogno di strane novità; la vita va avanti come è sempre andata e chi è figlio di carpentiere continui a fare il carpentiere e non si metta a fare il profeta.

La consapevolezza di appartenere al popolo eletto, di avere la legge e le promesse, inaridisce la capacità di riconoscere le opere di Dio, così come avvenne al tempo di Elia, quando il miracolo della farina si compì per una vedova straniera e non per le tante vedove di Israele; o al tempo di Eliseo, quando il lebbroso risanato fu un siriano e non un israelita. Papa Francesco parla del dramma dell’osservanza dei comandamenti senza fede. “Io vado alla sinagoga tutti i sabati, cerco di obbedire ai comandamenti: che non vengano a dirmi che quel lebbroso e quella vedova erano meglio di me! Quelli sono degli emarginati!” E Gesù: “Guarda che se tu non ti emargini, non ti senti al margine, non avrai salvezza”.

Per riflettere

È forte la tentazione di collocarsi fra i vicini (a Dio) e pensare che altri sono lontani. Con il rischio di rimanere seduti nella nostra osservanza, mentre Dio compie i suoi miracoli là dove non avremmo mai immaginato.

Preghiera finale

Signore, sei sempre tu lo straniero
che i nostri passi accompagnano,
ed è verso il tuo Regno che essi ci portano
nel costruire un mondo più aperto, più grande e fraterno;
è la fede di Abramo che viviamo in questo camminare infinito,
che impedisce alle nostre dimore e alle nostre certezze
di farsi eterne come fortezze.
Tutti siamo migranti e in cammino verso di te, Signore,
che esisti nella meraviglia dei secoli. Amen!


AUTORE: Consiglio Diocesano di Azione Cattolica di Pisa, Beatrice Granaroli
FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi