Arcidiocesi di Pisa – Commento al Vangelo del 4 Ottobre 2021

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Chi non vuole imparare da Gesù? Chi non ha mai immaginato i suoi occhi, come quando incontrò il giovane ricco? “Gesù, guardatolo, l’amò”. Quante volte abbiamo visto negli occhi di chi ci guarda quel calore e insieme quella promessa di essere davvero con noi? Poche o tante, non importa, ci basta aver capito che si può. Per imparare a guardare così, ce lo dice Gesù, bisogna allenarsi a vivere l’umiltà e la mitezza. “Imparate da me che sono mite e umile di cuore”. Due parole che bastano per fare il nostro programma di vita: mitezza e umiltà. Sono le virtù dimenticate, di chi non occupa i primi posti e non prevale nei social, si potrebbe dire di chi vive in ombra. Ed è bene che siano praticate insieme.

L’umiltà è avere la coscienza di ciò che si è con i propri pregi e i difetti, saper dire “grazie”, ma anche “scusa, ho sbagliato”. Fin qui l’umiltà sembra facile da vivere, anzi sembrerebbe anche comoda, non costa molte energie. Ma “non esiste umiltà senza umiliazione” (papa Francesco) e nessuno vorrebbe vestire i panni dell’umiliato. Ma ci viene in soccorso la seconda virtù, la mitezza.
La persona mite è serena e fiduciosa: si affida a Dio perché sa che il Signore del cielo e della terra è con lui. È capace di fare un passo indietro, sa attendere che passi la rabbia di chi ha di fronte, per questo non risponde con violenza. Sa che la linea del totale sarà tirata più avanti, sa trovare ristoro nella benevolenza, nonostante il pericolo, perché ha capito che il bene vince il male, e il bene va desiderato, atteso, accompagnato.

Per riflettere


Sappiamo dominare le emozioni come la collera, l’ira? Siamo capaci di preservare la rabbia per trasformarla in motivazione e in azione non violenta contro le ingiustizie? Quanto ci costa avere un atteggiamento di affabilità con tutti e accogliere tutti “con spirito di mitezza”(Gal 6, 1)?

Preghiera finale

Frate Leone chiese a Francesco: “Padre, te lo chiedo nel nome di Dio,
dimmi dove si può trovare la perfetta letizia”.
E san Francesco gli rispose così: “Quando saremo arrivati a Santa Maria degli Angeli
e saremo bagnati per la pioggia, infreddoliti per la neve, sporchi per il fango
e affamati per il lungo viaggio busseremo alla porta del convento.
E il frate portinaio chiederà: «Chi siete voi?».
E noi risponderemo: «Siamo due dei vostri frati».
E Lui, non riconoscendoci, dirà che siamo due impostori,
gente che ruba l’elemosina ai poveri, non ci aprirà,
lasciandoci fuori al freddo della neve, alla pioggia e alla fame mentre si fa notte.
Allora se noi a tanta ingiustizia e crudeltà sopporteremo
con pazienza ed umiltà senza parlar male del nostro confratello, (…)
scrivi che questa è perfetta letizia”.
(San Francesco, Fioretti)


AUTORE: Michela e Paolo Buti, Cristina e Emanuele Cattin
FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi

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