Arcidiocesi di Pisa – Commento al Vangelo del 4 Maggio 2021

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Nonostante le ripetute anticipazioni che Gesù aveva fatto riguardo la sua morte, gli apostoli non dovevano aver ben chiaro che cosa Egli intendesse annunciando la sua partenza, quel suo “andare al padre” con annesso ritorno. Il momento doveva comunque richiedere che Egli rincuorasse gli amici turbati.

Il primo e più importante incoraggiamento è un dono, il dono della pace. Pensiamoci bene. Giovanni scrive il suo vangelo in tarda età, quando gli apostoli e tanti discepoli della prima ora erano già stati messi a morte a causa della fede in Gesù. Quando dunque Giovanni scrive, la pace secondo il mondo è un dono che i cristiani di allora, e non solo di allora, non hanno evidentemente ricevuto. Ci pare che l’evangelista sia dunque pienamente degno di credito quando il suo ricordo va a quelle parole del Signore. Egli deve aver sperimentato quella pace così diversa da quella del mondo, una pace in grado di attraversare il dolore, le persecuzioni e la paura della morte. Una pace interiore che ha reso impavidi di fronte al martirio uomini inizialmente “quantomeno normali”.

Il Signore però invita i suoi amici addirittura a rallegrarsi perché Egli sale al Padre e perché “il Padre è più grande”. Il passaggio non è di immediata chiarezza per il semplice fedele. Ci sembra convincente la spiegazione che ascrive il rallegramento a qualcosa che riguarda non il rapporto fra Gesù e il Padre ma fra gli apostoli, e dunque ogni essere umano, e Dio; qualcosa che ha a che vedere con la possibilità che, un giorno, anche la nostra natura umana salirà al livello divino, cambierà da mortale a immortale. Se è così, ce n’è abbastanza per essere felici!
Il brano si conclude con il richiamo al “principe del mondo”. Per un disegno misterioso di Dio, che presenta tuttavia squarci di ragionevolezza per l’uomo, questo terribile personaggio ha una certa libertà d’azione, come vediamo dai nefasti effetti della sua opera di seduzione. Non può nulla contro Gesù e, se lo vogliamo e finché stiamo stretti al Signore, non può nulla neppure contro di noi. Anche questa certezza può aiutare a vincere il turbamento.

Per riflettere

Avere turbamento nel cuore fa parte del gioco, della nostra natura umana ferita dal peccato. Quando accade, da chi o da che cosa cerchiamo aiuto? Abbiamo una guida per il nostro cammino spirituale?

Preghiera finale

Se tu m’accogli o Padre buono
prima che venga sera
se tu mi doni il tuo perdono
avrò la pace vera.
Ti chiamerò mio Salvator
e tornerò Gesù con Te.
Pur nell’angoscia più profonda
quando il nemico assale
se la tua grazia mi circonda
non temerò alcun male.
(canto liturgico)


AUTORE: Consiglio Diocesano di Azione Cattolica di Pisa, Beatrice Granaroli
FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi

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