Arcidiocesi di Pisa – Commento al Vangelo del 30 Marzo 2021

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Dodici uomini sono riuniti a mensa con il loro Maestro per la festa della Pasqua ebraica. Uomini che sono stati chiamati personalmente a vivere un’esperienza di sequela e di discepolato. In tre anni di vita comune ciascuno di loro ha potuto trovare la sua personale relazione con Gesù, anche in ragione del proprio carattere e delle proprie aspettative. Ciascuno è stato libero di restare nel gruppo o di andarsene, quando le parole del Maestro si facevano troppo dure e incomprensibili. Ciascuno è stato libero anche di sognare e fare progetti non coincidenti con quelli del Maestro. Qualcuno ha sognato di stare alla destra o alla sinistra di un trono, qualcuno ha sperimentato il dubbio e ha dovuto fare tante domande, qualcuno ha pensato che l’unica salvezza interessante consistesse nella liberazione politica della Palestina e non in altro. Gesù non ha allontanato nessuno dal gruppo, nemmeno Giuda ormai in rotta di collisione con lui.

A quella che dovrebbe essere una celebrazione festosa Gesù arriva profondamente turbato. Dopo tre anni di vita comune con i suoi sa che uno di loro tradirà, uno che promette di dare la vita per lui in capo a poche ore farà finta di non averlo mai conosciuto. E poi il silenzio di tutti gli altri. È davvero notte.
Ma questa notte è il momento della gloria di Dio. “Gloria” nel linguaggio biblico è ciò che ha peso, importanza. L’ingresso di Gesù nella sua passione segna la gloria del Padre: con la sua obbiedienza alla missione che gli è stata assegnata, Gesù testimonia che solo la volontà del Padre ha importanza ed è degna di onore. Ma anche il Padre darà gloria al Figlio, rendendolo vittorioso sulla morte.

Per riflettere

Gesù chiama glorificazione il punto apparentemente più fallimentare della sua vita. Chiediamo al Signore di trovare la gloria, cioè ciò che conta veramente, anche nelle situazioni più complicate della nostra vita.

Preghiera finale

Signore,
non ricordarti soltanto degli uomini
di buona volontà ma anche di quelli cattivi.
Ma non per guardare a tutte le sofferenze
che ci hanno fatto patire,
ricordati piuttosto delle cose buone che quelle
sofferenze hanno fatto nascere in noi:
la fratellanza, la lealtà, l’umiltà,
il coraggio, la generosità,
la grandezza d’animo che ci è cresciuta dentro
per tutto quanto abbiamo sofferto.
E quando quegli uomini verranno
al giudizio finale lascia che i buoni frutti
che da noi sono nati siano il loro perdono.


AUTORE: Consiglio Diocesano di Azione Cattolica di Pisa, Beatrice Granaroli
FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi

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