Arcidiocesi di Pisa – Commento al Vangelo del 3 Dicembre 2020

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Medita

La logica del Signore è quella dell’ascolto. Gesù, in questa pericope del vangelo riportata da San Matteo ci dice che per “entrare nel regno dei cieli”, ovvero nella logica misericordiosa del Padre, occorre mettersi in ascolto delle sue parole. Possiamo riflettere sul fatto che l’uomo saggio, secondo il Vangelo, non è tanto colui che è capace di elaborare grandi discorsi, dotato di eccelsa abilità oratoria, quanto l’uomo che sa ascoltare e scrutare l’orizzonte di Dio, interrogarsi nel profondo del cuore, cercando di comprendere quale sia la volontà del Padre nella propria vita.

E Dio parla a ciascun uomo continuamente, sia nella liturgia, con la proclamazione della parola di Dio, sia nella meditazione quotidiana e personale del Vangelo. Occorre però entrare nel testo per poter riconoscere che quel brano che oggi sto leggendo si riferisce a me, a me soltanto, e che la sua assimilazione contribuisce all’edificazione quotidiana della sua Chiesa. Le fondamenta che il Signore ci presenta poggiano su quella roccia solida che è sicurezza per l’edificio “uomo”, quella roccia che è l’amore di Dio per noi: Cristo. Infatti l’ascolto del Cristo, la sua sequela, può solo suscitare l’intima certezza di essere amati. Se ci fondiamo sull’amore che Dio ha per noi, niente potrà mai scardinare la nostra gioia. Nel Silenzio dei nostri giorni, non presentiamo a Dio le nostre esigenze, le sa già; piuttosto cerchiamo quell’amore nascosto nella nostra storia e riflettiamo su quanto la parola di Dio oggi parli di me.

Per riflettere

La sabbia può simboleggiare la falsa sicurezza con la quale ho circondato la mia vita: le ricchezze, alcune amicizie, il successo, l’apparenza. Non è stato tempo perduto, occorre che mi eserciti mettendo in chiaro quelli che sono stati nella vita elementi di svolta, luoghi nei quali la misericordia di Dio si è manifestata.
La roccia che cerco è la presenza costante di Dio nelle scelte, anche le più errate: Dio non abbandona mai i suoi figli. Proviamo a scorgere, dunque l’amore di Dio e guardiamo con misericordia il tempo che abbiamo vissuto. Smettiamo di giudicare il fratello! L’antidoto del giudizio ingiusto e dell’invidia è proprio nel sentirci amati da Dio.

Preghiera finale

Offriamo in questa giornata la nostra preghiera
e le nostre azioni al Signore per tutte le famiglie,
perché siano segno di comunione, di fedeltà e di accoglienza della vita.
In modo particolare preghiamo perché ci siano nella Chiesa e nel mondo
uomini e donne che coltivino l’arte della collaborazione reciproca
nell’annuncio e nella testimonianza del Vangelo
con il proprio lavoro, servizio o missione.
Perché traspaia dalla loro vita che il matrimonio
è un vincolo sacro da custodire nell’amore e nella fedeltà.


AUTORE: Consiglio Diocesano di Azione Cattolica di Pisa, Beatrice Granaroli
FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi