Arcidiocesi di Pisa – Commento al Vangelo del 29 Novembre 2020

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Medita

La prima domenica di Avvento ci invita ogni anno a riflettere sul tema della vigilanza nell’attesa della venuta di Gesù Cristo. Nella prima venuta infatti Dio si è fatto fragilità, assumendo la pienezza dell’umanità nel grembo di Maria, ed è venuto a mostrarci il vero volto del Padre. Nella seconda venuta, alla fine del mondo, Cristo tornerà nuovamente per liberare l’umanità intera da ogni condizionamento e raccogliere l’eredità della sua prima venuta. In questo brano Gesù ci insegna come attendere quel giorno. In questo brano troviamo molti richiami alla veglia: deve essere un concetto molto importante per insistervi tante volte.

“Vigilare vuol dire cogliere il senso profondo di ciò che accade e discernere significa valutare con sapienza il valore di questo senso per indirizzarlo al suo compimento in sintonia con la volontà di Dio” (Paolo Farinella). Nella piccola parabola che segue questo invito insistente, Gesù lo rivolge direttamente ai suoi discepoli, esprimendo un chiaro parallelismo tra loro e i personaggi della parabola stessa: il padrone che partirà presto, Gesù che è in procinto di affrontare la sua passione e morte, e i servi, i discepoli che restano, a cui è dato un compito preciso e personale.

Marco individua nel portiere il responsabile diretto della vigilanza, in quanto è colui che ha più autorità all’interno della piccola comunità della casa, come il pastore è responsabile del suo gregge. L’invito alla veglia però è diretto a tutti ed è un invito costante, perché non conosciamo l’ora della venuta di Gesù (la venuta, non il ritorno!) nella nostra vita. Vegliare è aderire alla realtà ed essere fedeli alla terra, sapendo e affermando di essere sempre alla presenza di Dio, è resistere allo spirito dominante e conservare la capacità critica, vivendo l’attesa nel proprio corpo, nella propria carne. Diceva Basilio di Cesarea: “Cos’è specifico del cristiano? Vigilare ogni giorno e ogni ora ed esser pronti a compiere la volontà di Dio, sapendo che nell’ora che non pensiamo il Signore viene”.

Preghiera finale

Dall’alba dei giorni tu sei, o Dio,
il tuo Nome traversa la nostra storia,
la tua presenza sempre ci accompagna.
Che cosa conosciamo di te,
se non questa fame che abita il cuore,
se non questa sete che ci spinge a cercarti?
Attraverso mille nomi risuona il tuo Nome,
ogni giorno ci dà una ragione di vita,
ci rivela che cosa possiamo sperare.
Nei giorni in cui siamo tentati di fermarci,
il tuo Nome, Signore, è Cammino.
Nelle notti in cui ci assale l’angoscia,
il tuo Nome, Signore, è Consolatore.
Quando tutto ci pare dissolversi nel nulla,
il tuo Nome, Signore, è vera Realtà.
Quando l’inimicizia si frappone tra di noi,
il tuo Nome, Signore, è Perdono.


AUTORE: Consiglio Diocesano di Azione Cattolica di Pisa, Cristina Martinelli, Chiara Martinelli
FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi