Arcidiocesi di Pisa – Commento al Vangelo del 29 Dicembre 2020

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Medita

«E anche a te una spada trafiggerà l’anima». Soffermiamoci sulle parole pronunciate da Simeone per Maria. Alla dolcezza del cantico viene associata la durezza della profezia. In effetti non è difficile pensare alla madre del Signore nelle sue due principali vesti: la gioia del Magnificat, il dolore del pianto sotto la croce. La sofferenza segna anche la vita di Maria, la donna nata senza peccato e la creatura benedetta da Dio. Viene da pensare, dunque, che non ci si possa sottrarre a questo aspetto della vita, come non vi si sottrae neppure il Figlio di Dio in persona. Ciò che è inspiegabile ai nostri occhi è spiegabile agli occhi di Dio.

A tal proposito allora diviene credibile che la benedizione del Padre non passi per una “sottrazione di vita”; quel che egli compie nei confronti delle creature non è salvezza dalla vita, ma nella vita stessa. Non ci si può esimere dal passare attraverso i fatti dell’esistenza, anche quelli connotati dalle tinte più fosche. Tutto deve essere affrontato perché la vita sia vissuta nei suoi aspetti più veri. Dopotutto se l’amore di Dio ci risparmiasse dagli eventi più significativi, ci eviterebbe di sperimentarli, ci difenderebbe senza rendercene participi. Il Signore invece ci rende protagonisti dell’esistenza in tutte le sue sfaccettature, non mancando di essere compartecipe delle nostre gioie e dolori. Il Dio dell’Antico e Nuovo Testamento è un Dio che per amore lascia che la vita accada, un Dio che ci lascia essere, senza per questo abbandonarci.

Per riflettere

Di fronte agli avvenimenti della vita, affidiamoci al Signore, non dubitiamo della sua presenza. Rendiamoci forti del fatto, invece, che Lui sia con noi e accompagni i nostri passi.

Preghiera finale

Chi sei, dolce Luce che m’inondi e rischiari la notte del mio cuore?
Tu mi guidi qual mano di una mamma;
ma se mi lasci non più d’un passo solo avanzerei.
Tu sei spazio
che l’esser mio circonda
e in cui si cela.
Se m’abbandoni cado nell’abisso
del nulla, donde all’esser mi chiamasti.
Tu a me vicino più di me stessa,
più intimo dell’intimo mio.
Eppur nessun ti tocca
o ti comprende
e d’ogni nome infrangi le catene:
Spirito Santo—Eterno Amore!
(Edith Stein)


AUTORE: Consiglio Diocesano di Azione Cattolica di Pisa, Beatrice Granaroli
FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi