Arcidiocesi di Pisa – Commento al Vangelo del 27 Gennaio 2021

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Medita

Il capitolo 4 di Marco inizia una serie di parabole sul regno di Dio. Nei primi capitoli il regno è stato manifestato con guarigioni e miracoli: malati e indemoniati sono portati a lui da tutte le regioni. A causa di queste manifestazioni si apre un contenzioso drammatico con le autorità religiose, che gli contestano di infrangere la legge senza averne l’autorità e di essere posseduto da forze diaboliche. Del resto, questo uomo non ha le credenziali giuste.

Da ora Gesù si impegna a spiegare il regno. Giustamente, prima i fatti, poi le parole. Ma il problema è che quello che vuole annunciare è veramente troppo per essere detto in parole. È indicibile. Ed è indicibile perché è impensabile. È lo stesso amore di Dio, infinito perché eterno, che si fa piccolo. Di più, si fa debole e vulnerabile. Si fa bisognoso. Ancora Primo Mazzolari: “Un Dio che ha bisogno è un assurdo filosofico, ma per il mio cuore è la tenerezza che mi lega invincibilmente a lui”.

Non se ne può parlare se non per immagini, tratte dalla vita quotidiana, in cui però si possa intuire qualcosa della logica con cui Dio agisce. Qui la parabola si basa sulla semina. Noi siamo abituati a tradurre immediatamente in una domanda di impegno: noi siamo la strada, la terra arida, i rovi, oppure siamo il terreno buono? Produciamo il trenta, il sessanta, oppure un rotondo cento per uno?
Prima di trarre implicazioni fermiamoci un attimo a riflettere. Che tipo di seminatore è quello che, sapendo che i terreni danno rendimenti così diversi, getta seme anche laddove cresce poco? Non è uno spreco, una inefficienza, una irrazionalità? Il buon seme è scarso, andrebbe gettato solo dove può produrre frutto. Ma il regno di cui Gesù annuncia la venuta è aperto da un Padre che ragiona diversamente.

Per riflettere

La domanda importante non è se rendiamo il trenta, il sessanta o il cento. La domanda è se abbiamo capito fino in fondo la logica dello spreco che Dio mette in atto.

Preghiera finale

Risana la nostra vita,
affinché proteggiamo il mondo e non lo deprediamo,
affinché seminiamo bellezza e non inquinamento e distruzione.
Tocca i cuori di quanti cercano solo vantaggi
a spese dei poveri e della terra.
Insegnaci a scoprire il valore di ogni cosa,
a contemplare con stupore,
a riconoscere che siamo profondamente uniti
con tutte le creature nel nostro cammino verso la tua luce infinita.
Grazie perché sei con noi tutti i giorni.
Sostienici, per favore, nella nostra lotta per la giustizia, l’amore e la pace.
(Papa Francesco, Enciclica Laudato Si’)


AUTORE: Consiglio Diocesano di Azione Cattolica di Pisa, Beatrice Granaroli
FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi