Arcidiocesi di Pisa – Commento al Vangelo del 27 Dicembre 2019

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Medita

Dopo la memoria di Stefano, oggi il calendario liturgico ricorda l’evangelista Giovanni. Il “discepolo che Gesù amava” compare in diversi passi del Vangelo: nell’Ultima Cena, sotto la croce insieme a Maria, sul lago quando riconosce Gesù risorto; ma il brano scelto non è tra questi: viene scelta la resurrezione di Gesù. È il brano cardine del Nuovo Testamento, quello su cui poggia le fondamenta il Cristianesimo: Gesù, crocefisso, sconfigge la morte e risorge in mezzo a noi. Ed è lo stesso bambino di cui solamente due giorni fa abbiamo celebrato la nascita, quasi a ricordarci che il motivo per cui lo celebriamo sta proprio nella sua risurrezione.
“Vide e credette”: Giovanni ha questo dono grande di poter vedere e vivere la presenza del Signore, ma è anche capace di credere ad un evento tanto grande e sconvolgente. Oggi riteniamo che basterebbe “vedere” anche a noi, per rinnovare e testimoniare la nostra fede in Gesù, ma ci dimentichiamo che la vera sfida sta piuttosto nel “credere”: quanti, ai tempi di Gesù, hanno avuto l’opportunità di vedere, eppure non hanno creduto. Persino gli apostoli, rifugiatisi nel Cenacolo dopo la morte del loro Maestro, rimasero lì spaventati e spaesati, incapaci di credere fino in fondo.

Rifletti

Nel Vangelo si fa direttamente riferimento al “discepolo che egli amava”, in realtà non accostandolo mai esplicitamente alla figura di Giovanni. Ma quel discepolo “vide e credette”. Anche noi, se crediamo, se facciamo esperienza di Dio, possiamo essere e sentirci davvero discepoli amati.

Prega

O Dio, che per mezzo dell’apostolo Giovanni
ci hai rivelato le misteriose profondità del tuo Verbo:
donaci l’intelligenza penetrante della Parola di vita,
che egli ha fatto risuonare nella tua Chiesa.
(dalla liturgia)

Fonte: Ascolta e Medita – Dicembre 2019 curato da Tommaso Rizzo e Rebecca D’Andrea – Arcidiocesi di Pisa – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi