Arcidiocesi di Pisa – Commento al Vangelo del 27 Agosto 2020

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Medita

I capitoli 24 e 25 del vangelo di Matteo si caratterizzano per il tema centrale, che, giustamente, conosciamo come il discorso del Maestro sugli ultimi tempi.
I brani di oggi e di domani sono perciò strettamente legati tra loro, una relazione resa ancora più forte perché liturgicamente siamo invitati a ricordare oggi la figura di Monica, mamma del grande Dottore della Chiesa Agostino che incontreremo domani.
Gesù si sforza di trasmettere ai suoi discepoli l’importanza della vita costantemente spesa secondo le tracce consegnate dal Nazareno. Invita i suoi amici a non far cadere quella “tensione” che permette di essere sempre presenti e attivi nella quotidianità. Da qui gli esempi del Risorto tratti dalla vita comune che abbatte le barriere cronologiche perché sempre attuali: se abbassiamo la guardia, i ladri possono giungere cogliendoci di sorpresa.
Mentre i ladri possono rubare, il padrone che troviamo nel testo di Matteo ci infligge ben altro dolore!
L’attenta vigilanza permetterà di non farci trovare impreparati. Il vangelo di oggi disegna la figura di Monica. Una mamma che come tutte le mamme vive nella continua preoccupazione per gli altri e per il figlio. Non si fa trovare impreparata di fronte alle diverse vicissitudini che si presenteranno di volta in volta. Come un’altra mamma, Maria, anche Monica, pregava incessantemente, ascoltava, meditava la presenza del Signore che si rendeva visibile nella sua famiglia.
Conosciamo nei testi del figlio e di Ambrogio, Dottore della Chiesa e protagonista della conversione di Agostino, come si traducesse la vigilanza di Monica. Innanzitutto, con l’incessante preghiera.

Rifletti

Agostino in Confessioni 9, 7, 15 scrive che Monica era sempre “in prima fila nelle veglie, viveva di preghiere”. La preghiera, nelle sue molteplici forme, è un aiuto preziosissimo per farci trovare pronti.
Il Padre misericordioso apprezzerà anche le preghiere di noi che siamo fragili e peccatori.

Prega

Chi è malato, chiami presso di sé i presbiteri della Chiesa ed essi preghino su di lui,
ungendolo con olio nel nome del Signore.
E la preghiera fatta con fede salverà il malato:
il Signore lo solleverà e, se ha commesso peccati, gli saranno perdonati.
Confessate perciò i vostri peccati gli uni agli altri
e pregate gli uni per gli altri per essere guariti.
Molto potente è la preghiera fervorosa del giusto.
(Lettera di Giacomo 5, 14–16)


AUTORE: Claudia Lamberti e Gabriele Bolognini
FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi
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