Arcidiocesi di Pisa – Commento al Vangelo del 24 Marzo 2020

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Medita

Gesù è al tempio di Gerusalemme presso la porta delle Pecore, alla piscina di Betzatà, che in ebraico vuol dire “casa della misericordia”, la cui acqua sembra avere proprietà taumaturgiche. Là stanno storpi, ciechi e paralitici. Il Signore sta qui, nella nostra vita storpia, cieca, paralitica per donare la sua misericordia. Vede un paralitico malato da trentotto anni  senza speranza, forse   arreso alla sua condizione. Dopo trentotto anni l’uomo ha a cuore la sua malattia, ne ha fatto quasi la sua identità ed il compatimento degli altri può aver condizionato la sua vita. Gesù non resiste, il suo amore per l’umanità prende il sopravvento e gli chiede: “Vuoi guarire?”. Lo fa  con ognuno di noi, ancora  oggi può arrivare la grazia. “Vuoi diventare sano?” è una domanda che ci mette di fronte ad una scelta difficile. Il Signore si china sulla vita ferita del paralitico che elude la domanda, che si piange addosso invece di benedire quel momento. Forse non comprende, forse gli torna comodo.

“Vuoi una vita sana?”—Desiderare una vita sana è giusto, ma avere fede che il Signore farà il resto ci guarisce. Gesù non ascolta la lamentela dell’uomo, va diretto a ciò che vuol donare: “Alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina.  Prendi il lettuccio, prendi le conseguenze del tuo peccato,  e cammina! Il peccato ha sempre delle conseguenze, crea menomazione, infermità e ti ingabbia.  Prendi  quel giaciglio e  da questo momento  inizierà  una nuova vita, perché Gesù guarisce e quel segno di infermità diventerà un segno di forza. “Cammina!” è l’imperativo che mi incoraggia a mettermi in movimento alla ricerca della luce, per attraversarla e scoprire me stesso, scoprire il desiderio di Dio perché diventi il mio desiderio. Che senso ha prendere con sé quel giaciglio sporco e vecchio una volta guarito? Quel lettuccio ricorderà al paralitico guarito ciò che fu, sarà una testimonianza, perché quello era diventato la sua casa. Il lettuccio mi ricorderà di benedire il Signore per avermi salvato. Dio ha mandato Suo Figlio nel mondo perché prendesse su di sé tutti i peccati e donasse la redenzione, entrando nelle conseguenze del nostro peccato, per trarne il bene: questo è il grande atto d’Amore.

Rifletti

Ed io come accolgo, nei momenti più difficili, quell’invito del Signore: “Vuoi guarire?”?

Prega

Non ho certo raggiunto la mèta, non sono arrivato alla perfezione;
ma mi sforzo di correre per conquistarla,
perché anch’io sono stato conquistato da Gesù Cristo.
Fratelli, io non ritengo ancora di averla conquistata.
So soltanto questo: dimenticando ciò che mi sta alle spalle
e proteso verso ciò che mi sta di fronte, corro verso la mèta,
al premio che Dio ci chiama a ricevere lassù, in Cristo Gesù.
Tutti noi, che siamo perfetti, dobbiamo avere questi sentimenti;
se in qualche cosa pensate diversamente, Dio vi illuminerà anche su questo.
Intanto, dal punto a cui siamo arrivati, insieme procediamo.
(Lettera ai Filippesi 13, 12–15)

Fonte: Ascolta e Medita – Marzo 2020 curato da Domenico Coviello, Angela Castino – Arcidiocesi di Pisa – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi