Arcidiocesi di Pisa – Commento al Vangelo del 23 Ottobre 2021

56

Gesù viene interrotto e non si spazientisce ma coglie, nel fatto che gli viene riferito, una richiesta più profonda. Il grido che si leva è legato a una situazione concreta, a un episodio di sangue. Alcuni Galilei sono stati uccisi per ordine di Pilato e il loro sangue è stato mescolato con quello dei sacrifici.
È un episodio che richiede di essere interpretato. Che significa che Dio lascia che questi uomini siano uccisi e uccisi in questo modo e uccisi in quel luogo? Che cosa dice questo alla nostra vita?

Accanto a questo episodio di un sopruso di un’autorità, Gesù affianca un altro episodio in cui non c’è una responsabilità diretta di un uomo, se non, forse, l’incuria nella costruzione della torre. In entrambi ci sono persone che muoiono. Gesù, a questo punto, vuole esplicitare quello che era rimasto tra le righe della loro affermazione. Di questi Galilei che hanno trovato una morte così violenta, voi che cosa ne pensate? L’hanno avuta a causa del loro comportamento, l’hanno meritata? Sono più peccatori degli altri?

Questa idea è ben radicata anche oggi: cioè se ci comportiamo bene, se facciamo i bravi, allora ci assicuriamo soltanto cose positive, e se poi arriva una cosa negativa, allora non è giusto, non ce lo meritiamo. Gesù non ci lascia tranquilli con queste nostre idee. Dicendo: “Pensate che abbiano peccato più di tutti gli altri?”, ci lancia la provocazione: “Ma voi pensate di riuscire a fare la graduatoria di chi ha più peccati degli altri? Pensate di riuscire a determinare voi chi sta in vetta e chi sta in basso? No, vi dico. Questi uomini che sono morti non erano più peccatori degli altri”.

È una risposta netta che non lascia spazio a dubbi. In questo senso la violenza, il male, la malattia non è il frutto di un peccato e ragionare in questo modo è un ragionare comodo, per trovare subito il colpevole.
Questo non significa non riconoscere che un comportamento malvagio sia fonte di sofferenza. Convertiamoci per non portare avanti una vita in cui abbiamo questa immagine di Dio che è molto povera e rende povera la nostra vita. (dalla Lectio 70 di padre Beppe Lavelli e padre Giuseppe Riggio)

Per riflettere

Il male che è nella storia e nella natura ci chiama a diventare fratelli, sapendo che non siamo padroni né della vita altrui né della nostra. Durante i “tre anni” del suo ministero il Signore ha faticato perché noi portassimo il frutto dell’amore per lui e tra di noi. Non trovandolo, invece di distruggerci, aspetta sempre ancora un anno, fino ad oggi, nell’attesa che ci convertiamo. Quanto ci sentiamo amati da Dio?

Preghiera finaleSignore, se la porta del mio cuore dovesse restare chiusa un giorno,
abbattila ed entra, non andare via.
Se le corde del mio cuore, non dovessero cantare il tuo nome un giorno,
ti prego aspetta, non andare via.
Se non dovessi svegliarmi al tuo richiamo un giorno,
svegliami con la tua pena, non andare via.
Se un altro sul tuo trono io dovessi porre un giorno,
tu, mio Signore eterno, non andare via.
(Rabindranath Tagore)


Articolo precedentedon Vincenzo Marinelli – Commento al Vangelo del 23 Ottobre 2021
Articolo successivodon Nicola Salsa – Commento al Vangelo del 23 Ottobre 2021