Arcidiocesi di Pisa – Commento al Vangelo del 23 Luglio 2020

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Medita

Una vite e un vignaiolo: cosa c’è di più semplice e familiare? Una pianta con i suoi tralci carichi di grappoli; un contadino che la cura con le sue mani: ci incanta questo ritratto che Gesù fa di sé, di noi, del Padre.
Non possiamo aver paura di un Dio così, un Dio che ci segue come il buon contadino, perché ci gonfiamo di frutti succosi, frutti di gioia. Non possiamo aver paura, perché Gesù ci dice Io sono la vite, quella vera; quindi Cristo vite, io tralcio. Io e lui la stessa cosa, stessa pianta, stessa vite, unica radice, una sola linfa che si diffonde a tutti i rami, anche a quelli più piccoli, alle foglie.
Ogni tralcio che porta frutto, il Dio contadino lo pota perché porti più frutto; infatti potare non significa amputare la pianta, bensì togliere il superfluo, il vecchio, e far nascere il nuovo.

Rifletti

C’è un Amore presente nel mondo, che circola in tutte le piante delle vigne, nei filari di tutte le esistenze: va percepito e coltivato.

Prega

Fa’ o Padre che diventiamo un tralcio genuino
e fruttuoso di Gesù, vera vite, accettandolo in noi
come la verità che dobbiamo annunciare,
come la vita che dobbiamo vivere,
come la luce che dobbiamo accendere,
come l’amore che dobbiamo comunicare,
come la via che dobbiamo percorrere,
come la gioia che dobbiamo donare,
come la pace che dobbiamo diffondere,
come il sacrificio che dobbiamo offrire
per la salvezza del mondo.
(Madre Teresa di Calcutta)


AUTORE: Claudia Lamberti e Gabriele Bolognini
FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi
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