Arcidiocesi di Pisa – Commento al Vangelo del 23 Dicembre 2020

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Medita

Sappiamo quanta importanza avesse per la cultura ebraica poter dare il nome a qualcuno o qualcosa; nella Genesi la facoltà di mettere nome alle cose e agli esseri viventi vuol dire poterne vantare il possesso, esserne responsabile. Il nome, d’altra parte, si pensava potesse definire l’essenza della cosa stessa, in certa misura esprimerne la sua natura. Nel caso di Giovanni il significato è quello di “Dio è misericordioso” o ancora “dono e misericordia di Dio”.

Questo rientra esattamente nell’identità in questione, colui che è stato donato come segno della benevolenza di Dio; colui inviato per aprire la strada all’atto di misericordia più grande. L’aspetto che più può interpellarci di questa vicenda è dunque che, dal momento in cui Zaccaria accoglie il disegno di Dio e accetta il nome che Egli ha scelto per il bambino, il suo blocco si scioglie, può tornare a parlare e a lodare Dio. Molto spesso anche noi ci imponiamo una visione delle cose che tendiamo ad applicare rigidamente. Forziamo la realtà, volendo quasi “sovrascriverle” la nostra versione, la nostra definizione. Anche in questo caso, dal momento in cui Zaccaria si rende docile e disponibile ad accogliere una realtà differente da quella che si era immaginato, o a cui si era rassegnato, i nodi che avvolgono la sua vita si sciolgono e lo lasciano libero di amare e lodare il Signore.

Per riflettere

Qual è il laccio che ci sta avvolgendo? Quale aspetto della nostra vita ci sta soffocando senza che ce ne rendiamo conto? Cerchiamo di accogliere la realtà e di liberarci dalle sovrastrutture che le abbiamo dato, quando diventano insopportabili. Fidiamoci di Dio e del nome che Lui assegna ad alcuni aspetti della nostra vita. Ne usciremo stupefatti e liberati. Pronti con lui alla Nascita che sta per compiersi.

Preghiera finale

Signore Gesù Cristo,
tu sei il sole che sempre sorge, ma non tramonta mai.
Tu sei la fonte di ogni vita, crei e sostieni ogni vivente.
Sei la fonte di ogni alimento, materiale o spirituale,
che ci nutre sia nel corpo che nell’anima.
Sei la luce che dissipa le nubi dell’errore e del dubbio,
e mi precedi a ogni ora del giorno,
guidando i miei pensieri e le mie azioni.
Possa io camminare nella tua luce,
essere nutrito da quello che tu mi dai,
essere sostenuto dalla tua misericordia
ed essere riscaldato dal tuo amore.
(Erasmo da Rotterdam)


AUTORE: Consiglio Diocesano di Azione Cattolica di Pisa, Beatrice Granaroli
FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi