Arcidiocesi di Pisa – Commento al Vangelo del 22 Giugno 2020

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Medita

Il cristiano, nella vita quotidiana, può essere chiamato a riprendere un fratello o una sorella nella fede; camminare insieme comporta l’aiutarsi a vicenda, fino a correggersi.
Gesù, però, sottolinea che la correzione non è una denuncia delle debolezze altrui volta all’umiliazione, non deve esprimersi come un giudizio ed una condanna. Altrimenti, la correzione, anziché causare conversione, produce divisione e ostilità.
Il peccato altrui non deve impedirci di avere uno sguardo autentico su noi stessi, non può farci scusare o considerare meno le nostre colpe. Si tratta di non sentirsi superiori al fratello, di riconoscersi peccatori e correggere con umiltà gli altri, sostenendoli nel cammino verso Dio.

Rifletti

Assumo mai il ruolo di giudice? Come mi comporto nei confronti dei difetti altrui?

Prega

Donami, Signore,
di sapere quello che dovrei sapere,
di amare quello che dovrei amare,
di lodare ciò che Ti è più gradito,
di valorizzare ciò che è prezioso ai Tuoi occhi,
di odiare ciò che Ti offende.
Fa’ che non giudichi in base a ciò che vedono i miei occhi
e secondo ciò che dicono uomini ignoranti,
ma che possa discernere con vero giudizio
tra le cose visibili e spirituali,
e soprattutto che possa chiedermi sempre
ciò che è più gradito alla Tua volontà.
Amen.
(Tommaso da Kempis)


AUTORE: Claudia Lamberti e Gabriele Bolognini
FONTE: Ascolta e Medita – Centro Pastorale per l’Evangelizzazione e la Catechesi
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